benvenuto

il mio blog è come la mia casa, chi vi entra sa di poter trovare accoglienza e conforto, ma con la spada vigile che protegge dal male.

sabato 26 febbraio 2011

Mariastella Gelmini, continua così


Finora per me la scuola è stato un periodo racchiuso tra i ricordi della mia giovinezza, oggi invece "scuola" rappresenta un ente, di cui sono utente per la ragione di una figlia che è nella Scuola dell'infanzia.
Seguo le vicissitudini scolastiche da "uomo della strada" oltre che da padre, e purtroppo alcune recenti atteggiamenti con cui mi sono dovuto interfacciare, mi hanno convinto che i tagli e l'inversione di rotta proposto/imposto dal Ministro Gelmini sono una minima azione di quel necessaria opera di rivoluzione nel mondo scolastico.
Ora, posso capire i disagi del personale docente, le difficoltà del personale dirigente che sovente opera ad interim, posso intuire come si è arrivati allo spolpamento delle mansioni del personale ATA, posso anche capire e non condividere quel classico fare italico, in cui esiste una entità chiamata scuola, ma non si capisce bene chi cazzo comanda e chi riceve gli ordini, chi decide e entro quali limiti!
Non mi capite? allora mi spiego: la scuola è formata da personale dipendente dal MIUR, legato a centomila formazioni sindacali e altrettante graduatorie di merito, appese tra ricorsi e deroghe, opera in strutture date e gestite dagli enti locali, che però assicurano gli stessi servizi demandandoli all'out sourcing, il tutto sotto la responsabilità delle famiglie, i soldi non si capisce bene da quale ente debbano essere forniti, quando qualcosa funziona è bravo il Dirigente scolastico, quanto tutto va a puttane la colpa è di qualcun altro, il quale sicuramente ha fatto richiesta di intervento ad un'altro ente ancora, il quale non è del tutto responsabile in quanto....
Di fatto pigliano per il culo noi famiglie e devastano quella potenzialità di crescita dei nostri figli.
Devo dire che anziche limitarmi a commentare sulla base di dicerie, mi sono andato a cercare (e studiare) tutte le principali leggi in materia, le direttive del MIUR, i contratti collettivi delle varie categorie, le paghe e gli orari di lavoro, la formazione delle graduatorie e i meccanismi di assunzione dei precari. Quindi posso permettermi di parlare a tutto tondo!
Fortunatamente ho avuto a che fare con piccoli problemi, anzi leggere richieste di intervento, ma sempre ho trovato nel personale scolastico una totale propensione per quei meccanismi burocratici per scaricare il tutto "a massa".
E per fortuna non ho avuto esigenze gravose per me o per mia figlia, non voglio manco immaginare cosa sarebbe successo.
Ecco alcune delle situazioni strampalate in cui mi sono avventurato:
  • la dirigente di plesso mi avverte alla mattina, mentre accompagno la bambina, che il telefono è rotto e pure il fax, quindi se voglio lasciare mia figlia a scuola è a totale mio rischio e pericolo in quanto lei non può contattarmi in caso di emergenze, e mai utilizzerebbe il suo telefono privato.La mia risposta è stata, innanzi tutto il problema è suo per per tale contesto piglia pure un bel stipendio, inoltre se vi fosse una urgenza La autorizzo a contattarmi tramite l'Arma dei Carabinieri, visto che comporre il 112 è gratis.
  • la volta che preparo un format da compilare scaricato dal sito del MIUR, e l'imbecille della segretria non lo ha voluto accettare in quanto diverso dal format che lui aveva sempre visto (per la cronaca era identico, solo che il secondo era la copia della copia della copia, scolorito e storto!). Stavo per sbattergli in faccia tutti i DPR sul funzionamento della Pubblica Amministrazione, ma ho avuto pietà di tale elemento senza materia celebrale, assunto magari per chissà quale categoria protetta.
  • colloquio con un Dirigente, che ho beccato solo dietro appuntamento fissato per telefono (giusto per evitare che si neghi quando vado in segreteria per impegni urgenti, e poi comunque ne capisco i vari impegni). La mia domanda era ovviamente incentrata su un piccolo problema di mia figlia, la risposta non ha tenuto conto minimamente della figura della bambina (che pensavo preminente pur inserita in un enorme contesto: leggi perno debole), la locuzione è stata una disamina cronostorica di tutto quello che deve fare giornalmente un Dirigente scolastico e la malora in cui vive il sistema organizzativo (preciso che mi sono sentito il suo analista).
Spesso mi sono stati quasi sbattuti in faccia i problemi sindacali, i turni dei docenti, il personale ATA che non collabora. Da qui ho capito che il problema principale non è il risultato della formazione (leggasi compito d'Istituto dell'ente publico e raggiungimento di obiettivi aziendali), ma avere quante più classi per avere quanti più insegnanti, per avere quanti più numeri, per avere quanti più finanziamenti, per avere quanti più plessi, per avere quanti più meriti etc. etc.
Ma quante volte noi genitori dovremmo denunziare la scuola per frode contrattuale, quante sono le scuole che raggiungono gli obiettivi fissati nel POF?
Ma dico, se mia figlia non esistesse, tutti questi qui avrebbero per caso senso? La scuola esiste perché esistono gli alunni oppure è il contrario?
Inoltre, la scuola è qualcosa di attagliato alle esigenze degli alunni, oppure è un grosso contenitore che funge da ammortizzatore sociale per tutti quelli che hanno studiato e non trovano lavoro, una specie di agenzia di collocamento per persone sfortunate?
Pertanto il titolo è brava Gelmini, continua non a "tagliare" ma a "ridimensionare" questo barbaro scatolone che è diventato un'agenzia di collocamento, dove il bambino (poi adolescente - ragazzo - uomo) è semplicemente un intoppo in un perverso meccanismo autocompensante.

mercoledì 9 febbraio 2011

L'errore anarchico.

Oggi più che mai si sente il ritorno ideologico dell'anarchia. La storia ci insegna che sono fenomeni maggiormente frequenti in quei periodi di staticità intellettuale e di depressione finanziaria, quei momenti in cui si rivendica uno stato di agitazione sociale, sovente facinoroso e violento, che mira a ribaltare i meccanismi per garantire quella voglia di libertà sentita dalle persone più povere ed emarginate, soggette a soprusi, foraggiate dai coltivatori del sogno di una società libera e senza regole capitalistiche legate al consumismo frenetico.

Ora riflettiamo, la ricerca di libertà è un ideale facilmente condivisibile e chiunque ne diventerebbe subito partecipe, pronto a combattere per conquistare e mantenere la propria ed altrui libertà. Ma quale è il prezzo di tale principio, quando il proprio ideale e quello di tutte le altre persone coincide? Siamo sicuri che l'uomo nasce e cresce libero per esigenze biologiche piuttosto che per effetti sociali?

Di fronte a questi dubbi non posso che rivolgermi all'osservazione delle regole che la natura ci offre, giacché per trovare soluzione al mio ragionevole dubbio appaiono le più autentiche e quindi fonte di riferimento.

Il mondo animale, se osservato senza preconcetti, ci fa vedere le combinazioni di regole di sopravvivenza che le varie specie adottano in autonomia, raramente l'essere è singolo, esistono i gruppi e le famiglie, quindi sovente si trovano esempi primitivi delle nostre regole sociali. Ci sono anche esempi di tolleranza e cooperazione, capi branco e gregari, leader e speculatori.

Quindi deduco che la libertà non esiste in natura, mentre esiste l'egoismo e l'individualismo, esiste chi aggredisce e chi viene aggredito, esiste quella cosa comunemente detta sopravvivenza.

Cosa ci rimane di naturale? Potrei citare le caratteristiche fisiche, l'intelligenza, la salute, la malattia e tanto altro. Ma ancora non vedo libertà individuale e tanto meno collettiva.

Con quale giustificazione posso quindi rivendicare la lotta anarchica per ottenere la liberazione delle masse dalla tirannia politico-capitalista? La struttura di partenza e fragile, ed ancora di più il metodo, se è vero che con la lotta (armata o ideologica) non si fa altro che invadere la libertà altrui, imprimendo in modo violento una opinione che sfocia in soffocamento delle altre opinioni, in altra tirannia per ottenere libertà, arrivando al paradosso dell'anarchia!

Quindi i meccanismi della libertà individuale non possono passare dalla violenza, ma piuttosto dal pensiero individuale, dalla crescita interiore che porta alla crescita collettiva, all'emancipazione personale e di gruppo.

Ma ritorniamo alla natura delle cose, siamo sicuri che questa libertà sia un'esigenza collettiva? Chi ha detto che l'uomo non può nascere padrone o schiavo? Ricordiamo quelle caratteristiche naturali dette prima, ovvero le basi di quel meccanismo di sopravvivenza e competizione che già si trova nel regno animale. Allora questi meccanismi, se applicati alla nostra società, non sono mica tanto lontani dalle comuni regole sociali. L'uomo può liberare se stesso con la cultura o con la forza, ma non può liberare un suo simile perché non è sempre certo che quella sia la sua esigenza naturale.

Per capire meglio introduciamo il concetto di “finzioni sociali”, quello che ci appare ovvio in quanto consueto, ma non necessariamente giusto e naturale.

L'errore dell'anarchico è proprio questo, confondere i bisogni naturali con le finzioni sociali, delle quali egli stesso è artefice e vittima inconsapevole. Le finzioni sociali sono quelle regole che portiamo addosso e si chiamano consuetudine, costume, regolamento.

Ora vediamo se si può rivendicare ed ottenere l'abbattimento delle finzioni sociali. Personalmente ho forti dubbi, in quanto lo stile di vita fin qui raggiunto ha portato un benessere diffuso inimmaginabile un secolo fa, la speranza di vita è cresciuta vertiginosamente negli ultimi decenni, l'uomo riesce quasi a sovvertire quelle caratteristiche naturali per cui egli stesso nasce.

Rinunciare alle finzioni sociali appare proponibile ma di difficile attuazione. Cosa lasciare e cosa mantenere? Ritorniamo al concetto di libertà individuale, per me aboliamo i tutti i codici legislativi, per un altro aboliamo la cura dei malati, per un terzo eliminiamo i confini politici e creiamo un unico stato, anzi nessuno stato!

Visto dove siamo arrivati? Questa è una chiara esigenza di democrazia, dialogo, esigenze collettive risolvibili con lo studio per porre soluzioni e adattamenti che creino regole di buona sopravvivenza. Ma questo non è il DNA della politica? Essere al servizio della gente per soddisfare le esigenze del popolo.

Allora si svernicia con la forza un legno, procurandogli lacerazioni, per poi ridargli lo stesso colore?

Possiamo andare avanti senza politica? Si, ma per fare questo tante persone devono discuterne, altrimenti è uno che decide per tutti.

Qui il concetto passa per il faceto, in quanto è provocatorio tanto quanto illusorio, quale movimento anarchico è in grado di rivendicare la scelta perfetta? E comunque sarebbe una scelta collettiva da imporre ad altri? E questo non è un chiaro esempio di sopruso?

L'errore dell'anarchico e semplice, chiaro e tremendamente banale: l'anarchia è la base di tutte le dittature.