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il mio blog è come la mia casa, chi vi entra sa di poter trovare accoglienza e conforto, ma con la spada vigile che protegge dal male.

martedì 2 giugno 2015

Le facce delle persone normali mentre ...

video
SI CONSIGLIA LA VISIONE AD UN PUBBLICO MAGGIORENNE


Video tratto da un pezzo apparso su VICE Media LLC http://www.vice.com/
consultabile al link http://www.vice.com/it/read/beautiful-agony
 
non si esprimono commenti in quanti i volti non hanno bisogno di parole, almeno in un contesto dignitoso che non cade nel banale!

sabato 14 febbraio 2015

Rapporto Eurispes, ciò che non dovete sapere


 
 
tratto da: http://eurispes.eu/

Il Grande Fardello, ovvero la Burocrazia e Fisco, sono il vero gancio che trattiene l’Italia. Un freno alla fuoriuscita del Paese dalla crisi che lo attanaglia e alla ripresa di un’economia che potrebbe contare sull’enorme potenzialità della quale dispone ancora l’Italia. Una potenza inespressa, imbrigliata e condizionata da un sistema di regole e vincoli soffocanti. E l’avvio del percorso di riforme che il governo sta tentando di imboccare è l’unica via di uscita possibile, sempre che si riescano a superare le resistenze interne al nostro sistema che lottano per il mantenimento dello statu quo, fatto di privilegi, corporativismi, spartizioni e interessi consolidati.
 

Siamo all'ennesima pubblicazione del rapporto Eurispes nel totale disinteresse della stampa iper-controllata italiana, nessun rilancio per un documento che non vuole fare altro che presentare uno stato delle cose a cui nessuno vuole prestare attenzione: l'Italia va a rotoli vittima dell'inefficienza, dell'incompetenza, della disparità tra amministratore ed amministrato.

Non parliamo di studi anti regime, ma semplicemente di studi senza regime di controllo partitico, figli del volersi affacciare su una finestra priva di filtri e specchi colorati, da cui si vede un'Italia per quello che è diventata.

venerdì 2 gennaio 2015

RYANAIR ....parliamone bene!


 
La vita del viaggiatore, almeno di quello che cerca posti nuovi e forti emozioni, è sovente carica di ricordi anche per gli imprevisti che si affacciano durante il viaggio. Tante sono quelle attivazioni che ti fanno rivalutare piani e spese, la mancanza di persone oppure la ricerca di un contatto disperso, il mezzo di trasporto scomparso e l'acquazzone imprevista.
E che dire degli incontro non previsti che ti rivoluzionano il viaggio?
Nella mia pochezza di esperienze di viaggio, ho sempre reagito con spirito di adattamento a tutto quanto poteva avvenire in itinere, spesso godendo degli imprevisti. Con la mia compagna abbiamo coniato il motto che i posti migliori si scoprono sbagliando strada. Lontano da me qualsiasi diavoleria e app che indica quanti passi devi fare, al rogo il camminare con il telefonino in mano e peggio ancora con navigatori con tanto di voce da imbecille preregistrata.
Viaggiare vuol dire scoprire, vuol dire vivere attimo per attimo, al massimo posso accettare un itinerario studiato con Google maps, ma poi tutto rigorosamente in presa diretta!
Veniamo al dunque del mio problema che genera questo post, il 12 dicembre 2014 avevo un volo internazionale che mi doveva riportare in Italia con vettore RYANAIR. Tale compagnia, in modo formale, mi comunica due giorni prima che il volo veniva cancellato per cause di forza maggiore. Al momento non avevo accesso alla rete, per cui mi accontento della notizia via SMS, quindi mi organizzo per avere accesso alle rete e scoprire, il giorno dopo, che l'Italia veniva totalmente paralizzata in tutte le sue risorse di trasporto, sia interne che verso l'estero!
Uno avvenimento sciagurato che ben rappresenta il delirio di onnipotenza del sindacato italiano. Ma non voglio perdere tempo a parlare del sindacato italiano, a cui comunque va la mia profonda disistima.
Fortuna vuole che mi trovavo in Germania, nonostante la totale impossibilità di arrivare in Italia con qualsiasi mezzo, per la citata paralisi dei trasporti, con una settimana di viaggio che ci aveva stancato, e la bambina con la febbre per un inizio di influenza stagionale.
All'inizio ho avuto rabbia, poi rassegnazione, ed infine speranza e certezza grazie all'organizzazione in primis del servizio assistenza di RYANAIR, e poi alla perfetta e sincrona gestione delle autorità aeroportuali tedesche.
In buona sostanza, ho prima tentato in rete un approccio con varie autorità italiane, totalmente inutile visto che non mi hanno considerato neanche con una ricevuta di risposta alle mail. Poi mi sono affidato alla gestione irlandese e tedesca della crisi, che hanno dimostrato una efficienza ed una umanità eccezionali.
I tedeschi mi hanno messo nelle condizioni di attendere il volo successivo (dopo due giorni) mettendomi a disposizione una organizzazione che mi ha aiutato ad individuare istantaneamente una soluzione pratica ed efficace, visto anche lo stato di salute della bambina.
RYANAIR è ammirevole per la disponibilità del proprio servizio assistenza a terra, che ha pianificato un volo alternativo, mi ha spesato il pernotto già individuato dei tedeschi, ed infine con due sole email ed una format (precompilato da loro!) mi hanno rimborsato le spese di taxi e cibo.
Ovviamente si potrà dedurre che stiamo parlando di procedure ovvie e standardizzate che tutte le compagnia ed autorità aeroportuali attuano in tali casistiche, ma quello che voglio evidenziare è quel fattore umano di ascolto e di cortesia che in Italia non avevo mai visto.
Non mi lamento per esterofilia preconcetta, ma per una infinita serie di disservizi occorsi con i principali operatori aeronavali negli scali nazionali, dove mi sono sempre ritrovato a fare file chilometriche per parlare con un operatore scoglionato, incapace ed arrogante e totalmente abietto qualora l'interlocutore parlasse l'inglese, che mi liquidava con un “non posso fare nulla in quanto non dipende da me” oppure, peggio, rimandandomi ad improbabili numeri verdi dallo squillo infinito ed a cui nessuno avrebbe mai dato risposta.
Ma perché è così difficile essere gentili ed onesti quanto il viaggiatore inguaiato ti si presenta con il sudore in fronte? Cosa costa offrire un sorriso ed una risposta sensata e ragionata?
Non lo capisco.

domenica 30 novembre 2014

EBOLA, caso zero in Italia, tutto bene a parte la salute!

Fare commenti su avvenimenti importanti che hanno riflessi sulla società e sulla vita delle persone è come avventurarsi nell'oceano con il gommone. Quindi non avendo competenze specificatamente sanitarie sui protocolli di gestione di Ebola, mi soffermo ad osservare alcune notizie che si susseguono.
Con una tragicomica tipicamente italiana, in cui una serie di eventi connessi e disconnessi si avvolgono in un marasma di disinformazione, di allarmismi e rassicurazioni: Provo a mettere tutto in piano per definire un contesto logico, che  fa trasparire il pressapochismo delle fonti e dei redattori della comunicazione nelle sue varie forme.
In primis una malattia definita epocale, confinata in terra d'Africa per anni e monitorata dall'OMS come un detenuto all'ultimo miglio. Talmente bene che si è verificata una diffusione di Ebola in breve tempo, a macchia di leopardo a dimostrazione dell'incapacità di contenimento dei controlli sanitari, ovviamente in stati già soggetti a piaghe di varia natura.
Emergency proiettata in territorio ostile da subito, affronta come suo solito le carestie con le pochezze della medicina di guerra. 
Primo evento: In Italia il fenomeno è subito visto come lontano, il virus è una cosa che non può appartenerci nonostante un flusso migratorio perenne che porta migliaia di clandestini nei nostri porti senza che sia stabilito subito un protocollo sanitario a tutela di tutti (e principalmente dei clandestini quali ipotetici vettori di malattia ad altissima mortalità se provenienti da aree a rischio). Probabilmente la politica nazionale ha paura di creare dei controlli appartenenti al passato peggiore della nostra umanità, ma questo non giustifica affatto l'inerzia e il disinteresse al problema.
Secondo evento: dall'Africa il patron afferma che in caso di contagio mai e poi mai avrebbe acconsentito di essere curato in Italia, conscio dell'impossibilità di avere sollievo e guarigione. Pertanto avrebbe preferito soggiornare in ospedale ed aiutare il prossimo (nobile gesto ma forse più propagandistico che ragionevole).
Terzo evento: in Italia scoppia la paura a seguito delle continue report, anche marchiate OMS che prima taceva, dove si urla al panico e si ammette di avere perso il controllo della diffusione di Ebola.
Quarto evento: l'Italia definisce i protocolli di gestione dei casi di Ebola, ne da ampia diffusione a mezzo stampa e tutti a lamentarsi come sempre, dal tutti fuori al tutti sani al tutti fratelli, in un caotico sfinimento.
Quinto evento: abbiamo il caso zero nazionale, un medico ha contratto la malattia (in effetti non è chiaro cosa abbia o non abbia, quali sia lo stato del paziente ed il motivo di contagio) pertanto in modo vago si crea il binomio medico di emergency ed Ebola. Per fortuna il malato sta bene, ma si osservi che non è rimasto in terra di contagio come qualcuno professava prima,  rientra in patria con tanto di dirette televisive in pompa magna.
Sesto evento: qui da noi tutto funziona, per fortuna, il malato sta bene e tutti sanno cosa fare. Ma come, e gli allarmismi di qualche ora prima, la paura di una malattia in cui quasi sempre si muore, ed anche con una certa brutalità oserei aggiungere? Non altro perché se si tratta di ebola, vuol dire che tutta l'attività medica di laboratorio ha confermato la presenza del virus e quindi c'è ben poco da stare sereni.
Settimo evento: il paziente sta male, poche ore fa si diffonde questa notizia. Qui mi fermo per il rispetto ad una persona sofferente.

MORALE: ma smettetela di riempire i giornali e la tv di fesserie di regime, almeno nelle cose serie siate onesti con la gente, non prendeteci sempre in giro come fossimo un popolo di lobotomizzati. Nessuno chiede l'allarme rosso per ogni raffreddore, ma non è corretto negare ciò che è banalmente consultabile nel sito dell'OMS con tutte le schede tecniche sulla malattia Ebola, basta leggere le notizie che arrivano dalla varie ONG impegnate in Africa, basta leggere la stampa africana e vedere quanti morti ammassati nei cortili degli ospedali.




Map of the Ebola virus disease development in West Africa, 29 October 2014.

lunedì 15 settembre 2014

Presa diretta - la gramigna di RAI TRE



L'erba del vicino sarà pure più buona, così come l'erba sarà dura da estirpare se è gramigna, così come se è marijuana sarà più buona quanto più è sballone il pusher. Ed ovviamente con i luoghi comuni ci si campa e si parla per ore. Il problema è quando i luoghi comuni alimentano una discussione seria, che affronta in modo giornalistico un tema quale la tossicodipendenza dei giovani (ed i non più) italiani.
Ieri 14 settembre Presa Diretta, il programma di inchiesta curato da RAI TRE si è occupato proprio dell'erba del vicino, facendo un'ottima inchiesta sulla presenza e diffusione delle varie e più consumate droghe nel mercato italiano attuale. L'impostazione tipicamente sensazionalistica ha catalizzato l'attenzione del pubblico nella prima parte del programma, imprimendo con un sonoro schiaffo mediatico la realtà di un'assuefazione dei giovani (dalla fascia protetta dei dodicenni fino ai mammoni over quaranta) alle varie erbe da fumo, alle pasticche e polveri di amfetamine e chetamina, cannabinoidi ed eroine di varie specie, con corollario dei metodi di assunzione più variegati.
Insomma quello che ogni genitore dovrebbe sapere e non vuole vedere, quello che è tabù per ogni operatore scolastico e politico, se si escludono quegli sfrontati fuori dal coro degli ipocriti.
E fin qui tutto va bene, se non fosse per lo schifo che è negli occhi di tutti, e così fino a quando si arriva al solito risvolto politico che denota tutta la produzione della ROSSA RAI TRE.
Cosa fanno i politici italiani per scongiurare una ulteriore degrado, o meglio per anestetizzare questa situazione? Ovviamente non si parla dei politici attuali, mai sia che vi sia un minimo riferimento alle politiche sulla droga (ma ce ne sono?).
Tutto il marcio viene ovviamente addossato alla famigerata FINI GIOVANARDI, che ha cercato di contrastare il problema inasprendo il reato di detenzione di stupefacenti, consentendo agli operatori di giustizia l'arresto anche per le dosi minime. La legge forse non era perfetta, ma siamo sicuri che la depenalizzazione sia la soluzione perfetta? Certo che sì, basta andare a controllare l'esempio del Portogallo, dove appare - secondo il giornalista - un mondo perfetto, nessuno va in carcere, anzi vengono gli operatori e ti regalano il kit del piccolo tossico per darti una mano.
Ecco il mondo migliore, applicabile ovviamente anche a mignotte ed omosessuali nel perfetto stile liberista delle sinistre italiane, anarchico con se stesse e fascista con gli altri.
Ma siamo sempre nel campo dei teoremi, e quindi libera voce in libero stato.
Il problema è strettamente collegato a come si imposta una comunicazione di tipo talebano in un programma diffuso, come si reindirizza un problema universale come la tossicomania (ed anche la deriva delle nuove generazioni, l'incapacità degli operatori sociali, l'incompetenza di educatori e di garanti di una giusta giustizia a sostenere il peso di questo problema) su una legge certamente non perfetta e probabilmente facinorosa come la FINI GIOVANARDI.
Come mai non si è parlato di cosa c'era prima e di cosa è arrivato dopo?
Ma poi offende anche la richiesta spudorata di introdurre la depenalizzazione del reato di consumo, detenzione e spaccio, dopo avere fatto un casino incredibile per l'avvenuta depenalizzazione dei reati fiscali. E' giusto finire in carcere per una fattura omessa, ma si è liberi di farsi di eroina con i relativi costi erariali per il recupero oppure andare a vendere amfetamine nelle scuole media.
Ma allora quale accidenti è la regola da seguire, carcere per i reati che non mi piacciono e caramelle per i reati che mi piacciono?
Quale è la credibilità di uno stato che sforna continuamente leggi che si accavallano e contraddicono, e quale è la cura per chi contravviene alle regole stabilite se il tutto può essere sempre addossato ai fenomeni di deriva e costume, e mai e poi mai emerge la responsabilità individuale.

sabato 1 marzo 2014

LIGABUE Per sempre



"Un brano che mi ha affascinato in modo particolare, parole profonde che solo il Liga poteva musicare. Tra le parole trovi una parte di te, figlio e padre, senti un pezzo della tua vita che si allontana e ne vivi un altro che si avvicina, respiri ricordi che forse ancora devi vivere o che avevi dimenticato, lasciati nel cassetto impolverato del tempo perduto. Per sempre è una condizione che non puoi scegliere, puoi decidere consciamente o meno di saltare tra spazi che non ricorderai, puoi muoverti vuoi tra le righe di un quaderno che stai scrivendo oppure che stai leggendo, ma tutto quanto sarà per sempre...."

Mio padre che mi spinge a mangiare
e guai se non finisco
mio padre che vuol farmi guidare
mi frena con il fischio
il bambino più grande mi mena
davanti a tutti gli altri
lui che passa per caso mi salva
e mi condanna per sempre
mio padre di spalle sul piatto
si mangia la vita
e poi sulla pista da ballo
fa un valzer dentro il suo nuovo vestito


per sempre
solo per sempre
cosa sarà mai portarvi dentro solo tutto il tempo
per sempre
solo per sempre
c’è un istante che rimane lì piantato eternamente

e lei che non si lascia afferrare
si piega indietro e ride
e lei che dice quanto mi ama
e io che mi fido
e lei che mi toccava per prima
la sua mano bambina
vuole che le giuri qualcosa
le si gonfia una vena
e lei che era troppo più forte
sicura di tutto
e prima di andarsene mi dà il profilo
con un movimento perfetto

per sempre
solo per sempre
cosa sarà mai portarvi dentro solo tutto il tempo
per sempre
solo per sempre
c’è un istante che rimane lì piantato eternamente
per sempre
solo per sempre

mia madre che prepara la cena
cantando sanremo
carezza la testa a mio padre
gli dice vedrai che ce la faremo

per sempre
solo per sempre
cosa sarà mai portarvi dentro solo tutto il tempo
per sempre
solo per sempre
c’è un istante che rimane lì piantato eternamente
per sempre
solo per sempre
cosa sarà mai portarvi dentro solo tutto il tempo