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il mio blog è come la mia casa, chi vi entra sa di poter trovare accoglienza e conforto, ma con la spada vigile che protegge dal male.
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domenica 26 luglio 2009

La tomba dell'informazione


Oramai i vettori classici dell'informazione stanno perdendo spazio, superati dai nuovi meccanismi di trasmissione che passano per la rete ed i cellulari. Sono le nuove aree di aggregazione, ed in queste ogni sito ofre un rilancio (link) o una finestra dedicata all'informazione.
A premessa, considero il sovrafollamento di news pressante ed invadente nei confronti dell'utente. Se è vero che diventa sempre più difficile conoscere il nome del nuovo vicino di casa, appare strano che poi diventiamo voraci consumatori di notizie che ci portano a sapere cosa ha mangiato a cena il Ministro Coreano oppure le varianti dell'indice della Borsa di New York (in un mondo di precari!).
Uso di proposito la parola "voraci", perchè l'informazione è diventata simile ad un alimento, viene confezionata su misura per persone golose, con colori attraenti e scatole lucicanti, venduta in tutte le piazze della rete e della telefonia mobile.
Essere informati non è più un'occasione di accedere alla conoscenza delle storie dei popoli e delle terre, ma è una esigenza di conoscere per commentare, un modo per dire io partecipo all'evento, benchè ignaro del contesto socio-politico-culturale che lo ha determinato. In sintesi conosciamo il numero delle vittime del conflitto in SRI LANKA ma non abbiamo idea di dove questo stato sia collocato, e la cosa non ci interessa minimanente!!
Sintomatico e deplorevole il fatto che le notizie siano commentate e votate, ogni testata giornalistica giornalmente redige la classifica delle notizie più gradite, e conserva i commenti di piazza offerti dalla gente, spesso delle sintesi di stupidità, banalità e disinformazione.
Il mestiere di giornalista dovrebbe essere ben diverso di quella persona che scarica le notizie dalle grosse agenzie, sulla base del gradimento dei suoi lettori e del suo datore di lavoro, così da meritare a fine giornata un bel "primo in classifica" per il giudizio dei voraci consumatori di spazzatura.
Le notizie non vengono più verificate, sono date in pasto alle masse senza certificazione. Le opinioni diventano notizie, con il geniale racconto in terza persona, distante dallo scrittore e dal lettore. Osservate in quanti articoli il giornalista si espone parlando in prima persona (ho visto ... ho sentito... ho letto...), quasi nessuno.
E gli utenti, affetti da bulimia cronica, in cerca di continue giustificazioni alla propria noia e frustrazioni, ingorgitano pagine su pagine di fesserie e strafalcioni giornalistici.
Leggete con distacco le notizie, leggete più testate e su diversi ambienti (carta stampata, libri, rete, radio etc.), ragionate sulla base delle vostre considerazioni, possibilmente verificando con approfondimenti su luoghi e genti. Solo così si potrà partecipare senza essere banali.

venerdì 12 giugno 2009

Libertà




Forse assieme ad amore è la parola più usata ed abusata dall'essere umano. E tra l'altro sono tante le affinità e le linee convergenti fra i due termini.
Libertà è piena di significati e falsificazioni prontamente disponibili, proprio come la parola verità. E con quest'ultima condivide le gioie e gli amari riscontri legati all'uso ed allo spergiuro che, nel proprio nome, si compie quotidianamente.
Libertà è il raggiungimento di quei fondamenti di autodeterminazione, intellettuale e fisica, in cui il pensiero non è fine al nulla ma produce emozioni condivisibili con altri simili, quindi libertà è occasione di confronto e crescita.
Quale è il limite della libertà? Ai bambini si insegna da subito che il limite è semplicemente la libertà altrui. Ma detta regola è immediatamente applicabile nel confronto a due, poiché sono visibili gli scantonamenti e gli abusi. Più difficile è stabilire il limite di libertà applicato ai gruppi di persone, peraltro non omogenei per questioni etniche, culturali, per possibilità di movimento e pensiero. Proprio in questi casi le regole della libertà vanno stabilite, validate e quindi certificate.
Ma proprio la creazione di queste regole è la prima negazione del principio di libertà in senso assoluto. Se poi si pensa che stabilire le regole comporta assumere il ruolo di Autorità, allora la libertà è da considerare indotta!
Può quindi l'uomo vivere senza regole? Sicuramente si, ma in una condizione sociale di probabile fallimento, per il semplice fatto che è difficile pensare all'uomo come entità autosufficiente. E' oggi difficile immaginare una vita primitiva in cui uno mangia l'altro, se non si vuole racchiudere la libertà in necessità.
Ne consegue che l'uomo è un essere sociale, vive in branco ed ha poche possibilità da solitario, per cui convive applicando delle regole di convivenza che stabilisce ed aggiorna per il principio di difetto ed approssimazione. Esiste la libertà, ma la stessa è ridimensionabile ad un concetto di “opinione predominante”, proprio come le rudimentali definizioni di verità.
Sono quindi quei meccanismi di equilibrio e di compensazione che rendono una società integra ed integrata. Se l'uomo cominciasse a non porsi più alla ricerca della libertà, forse sarebbe già sulla buona strada per raggiungerla. Questa è una pura provocazione, ma non certo una follia se si pensa che tutte le barbarie umane sono state commesse in nome della libertà.
Quindi è partendo dall'accettazione delle “strutture” che bisogna necessariamente gestire il nostro excursus sul concetto di libertà. In seno ad esse occorre concepire due principi basilari che sono l'autodeterminazione e la coscienza del gruppo. Quest'ultima necessita il bisogno di accettare la propria identità di struttura con spirito evolutivo. La struttura deve essere luogo di coesione piuttosto che autarchia.
Credo che la massima rappresentazione del concetto espresso sia attribuibile al simbolo del taoismo, in cui due forze estreme ed opposte, dove due è il numero minimo necessario di un gruppo, convergono in un unico progetto. Il bene ed il male si avvolgono e l'uno si delimita sul confine dell'altro, creando un cerchio quale figura di perfezione ed armonia. Ma sorprende di più che ognuno di essi ha all'interno il seme dell'altro. Gli opposti possono convivere, anzi ognuno vive in funzione dell'altro.
Così è anche il libero pensiero, che si muove senza confini e senza obiettivi, se non quello di sfidare quanto finora conosciuto. Nella rete il pensiero libero si annida nei forum, nei blog etc., così come fino a qualche anno fa si trovava nelle fanzine e nei cartelloni. Prima si diffondeva nei circoli culturali e prima ancora nelle piazze delle città. I forum della rete sono le nuove piazze dove ci si confronta e avviene quella fondamentale trasmissione orizzontale di conoscenza.
Nelle nuove piazze sussistono ovviamente i pericoli, quali la diffusione incontrollata di banalità ed opinioni che passano quindi per notizie attendibili, ma è un limite a cui si deve combattere con la conoscenza, non con la censura.
Che dire poi dei paradossi, pensando a tutte le varie congregazioni di persone, nate con etichette tipicamente consumistiche e post-moderne come i vari “No Global”, Centri e Comitati Sociali etc., i quali convivono in strutture rigide per rivendicare anarchia.
Ecco una altro esempio moderno del concetto di libertà: la free philosophy. Nata in risposta all'assolutismo delle grandi case produttrici di software, genera i progetti di free software in cui i codici di programmazione sono liberamente accessibili (open source) per tutti quelli che hanno le capacità di comprenderli e migliorarli. Quindi non esistono più le caste di creatori di idee e di utilizzatori finali, ma nuovamente i due estremi si uniscono e ognuno interagisce con l'altro.
Che dire dello straordinario progetto commerciale di APPLE negli anni novanta, quando realizzò la linea di computer con il telaio in plastica trasparente. Tutto è lì, visibile, la macchina che si spoglia di fonte all'uomo!
Il pensiero libero deve viaggiare su vettori liberi, evitando tutte quelle forme di criptazione e blindatura tipiche delle forme di comunicazione settiana ed assolutista.
Se dovessi descrivere una società moderna, che viaggia verso il futuro ben consapevole del proprio presente e passato, immagino un gruppo di persone disposte ad accettare la rielaborazione dei testi di tutte le Sacre scritture in versione Open Source.

martedì 12 maggio 2009

discorsi brevi

Qualche giorno fa, un discorso domestico verteva sulla convenienza del rispetto delle regole, sul voler sempre stare dalla parte del giusto (normalmente un'azione utile a se stessi ma in nessun caso limitativa di diritti e libertà altrui se non nel rispetto delle noromali regole civili) e affrontare la vita stessa con un continuo senso di "giustizia". La chiaccherata era mirata a stabilire se essere sempre "corretti" con gli altri ha una sua finalità benevola e conveniente, giacché spesso si è sorpassati dalle ingiustizie o dai furbi, nei tempi e con i metodi più disparati.
Stante la legge naturale della selezione della specie, visto che tale fenomenologia tipica umana (gli animali hanno sempre scopi più profondi di alimentazione o controllo del territorio) ha sovente una gratuicità spiazzante in quanto la deplorevole azione è spesso mirata ad acquisire emozioni secondarie (prestigio, denaro, potere etc.), sembrerebbe di assistere all'avanzata del popolo degli sciacalli. Questa è una visione estrema, in cui l'uomo sovverte se stesso, come spesso ho già detto nel mio blog.
Ma il profondo rispetto che nutro per la figura umana, che nasce integra ma talvolta si corrompe nel branco, mi porta comunque a non accettare che l'uomo sia totalmente portato all'autodistruzione, oltremodo le sue doti intellettive e di adattamento ne fanno un essere dalle infinite possibilità di creare anche del bene, e molti sono gli uomini che fanno quotidianamente del bene verso gli altri.
Concludo citando un detto che ho sentito nella tradizione buddista, che invita a gettare petali di rose per la terra che si calpestra se si vuole percorrere la strada della felicità.
Ed anche quanto recita Paulo Cohelio, quando invita a fare continui "versamenti" nella banca delle buone azioni, nella convizione che gli stessi siano prima o poi verranno restituiti, e comunque l'aver aiutato qualcuno abbisognevole è già un premio.

domenica 3 maggio 2009

io sono


Sono sempre stato troppo timido ed impacciato, fin da piccolo.
L'educazione troppo restrittiva, il dover sempre rinunciare al gioco quando ci si stava per sporcare, le brusche interruzioni delle battaglie tra bambini per strada quando era ora del riposo, il non dover mai esagerare in nulla!
Questo sarà servito a proteggermi dalle cattive amicizie e ad insegnarmi a essere un "bambino educato", ma mi ha anche lasciato impreparato e vuoto di fronte a quelle esperienze forti e traumatiche della crescita, assorbivo come una spugna senza mai perdere una goccia di emozioni, belle o brutte.
Da piccolo tutto funzionava bene, ma crescendo e interagendo con altre persone sono emersi tutti i limiti della mia scarsa esperienza.
Gli amici erano una parentesi fra la mia solitudine, scrivevo storie di fantasia e ne creavo colori e volti, ma mai ho avuto qualcuno a cui raccontarle.
E così sono sempre stato uno che non salta l'ostacolo, mi fermo prima nonostante tutti i miei sforzi, tutt'ora se vedo l'ostacolo ho l'istinto di non saltare.
Nell'adolescenza ho cambiato varie amicizie, sostituivo gli amici quando mi deludevano, mi sganciavano loro quando ero io a deludere, ma di fatto non ho nessun ricordo di un amico che mi avrebbe teso la mano se fosse servito.
Ed io ho una mia responsabilità a riguardo, perchè a me continuava a mancare sempre l'ultimo metro, il famoso centesimo cancello della barzelletta, nel coltivare fino in fondo un'amicizia con altri.
Quando ero piccolo avevo un angolo segreto, nel sottoscala di casa mia, dove scappavo, piangevo, sognavo, volavo su ali di carta.
Gli anni sono passati, tanta è stata la fortuna e molti gli ostacoli che alla fine ho saltato, e con successo. Ho sviluppato un carattere forte e deciso, ma sento che dietro ancora c'è il bambino del sottoscala.
Ora da adulto, cerco di vivere con spirito di fratellanza e giustizia, verso gli altri e me stesso. Cavalco i miei ideali con convinzione, il che mi da spesso problemi in un mondo dove l'ipocrisia è soppravivenza. Ammetto quando sbaglio, cercando di farne tesoro come qualsiasi persona intelligente.
Credo di avere una buon idea di chi sono e cosa voglio, dei miei pregi e diffetti, ma continuo a non avere qualcuno a cui poterli raccontare.

mercoledì 8 aprile 2009

Tra corpo e mente


Esistono le persone ed i pensieri, semplici e complessi questi ultimi che occupano lo spazio di un discorso oppure rieccheggiano nell'infinito.
Le persone hanno una comparsa breve, sanno di temporaneo e contingente.
I pensieri sono eterni, passano di persona in persona, appaiono e scompaiono nell'etere della storia, escono dalla bocca di grandi scenziati come di normali cittadini, sanno di innovativo oppure di classico, talvolta di rivoluzionario.
Le basi dei grandi ragionamenti hanno solide e profonde radici di cui l'uomo può solo intuire le regole e, come la storia narra, nascono da grandi studi come da semplici intuizioni.
L'uomo non sempre è artefice dei propri pensieri, ed il pensiero non sempre è artefice della sua libertà.
Il caos regola gran parte della vita, ma l'uomo è troppo impegnato a compiacersi o commiserarsi per poterlo osservare.

giovedì 26 febbraio 2009

La ripresa





Oggi, dopo un fermo tecnico di quasi un mese, dovuto a famigerati problemi di bandelleta infiammata (i runners ben conosceranno) ed un leggero transito nell'influenza di stagione, ho ripreso timido ed impacciato a correre.
Prima una buona preparazione con riscaldamento ed allungamento dei tendini, e poi finalmente le mie Mizuno hanno fatto i primi passi nell'asfalto, e le gambe si riappropriavano di quella libertà per troppo tempo repressa. Il fiato mi ha seguito pian piano ed il ritmo è proceduto costante, in quest'armonia uomo-sforzo-ambiente, che ha fatto di me un uccello che si librava nell'aria.
La corsa è durata anche poco, circa venti minuti, poi seguiti da una bella passeggiata a passo spedito di almeno mezz'ora. In effetti ho fatto un giro di prova piuttosto che una corsa vera, domani percorrerò un pò più di strada, dopodomani andrò più veloce, e così ancora.
L'attività potrà sembrare banale, ma la sensazione è la cosa che vorrei descrivere, il ripetere un'esperienza familiare in uno stato di totale appagamento, in cui tutto è armonia.
Correre mi provoca uno stato di straordinario benessere, con lo sguardo in avanti verso la strada da percorrere, le scarpe poggiate alla nuda terra e la testa protesa verso il cielo.
Nessuno sopra di me e nessuno sotto, correndo ho chiuso immaginariamente il mio cerchio.

venerdì 26 dicembre 2008

Un gesto




Basta un piccolo gesto, un accenno di storia, un embrione di emozione, per innescare un avvenimento che può diventare un bel ricordo. Talvolta si ha la negligenza di non dare seguito ad un'idea o un'intuizione, e mantenerla ferma nella mente fino al prossimo pensiero, perdendo la grande occasione di seminare le teoria per raccoglierne i suoi frutti. La pigrizia è spesso sovrana e determina molti aborti per cui la gente pensa ma non sperimenta.
Non occorrono grandi progetti o imprese memorabili per cambiare la storia, basta un gesto affettuoso, dettato da amore e fantasia e con il suo piccolo contributo, creare un evento che cambia la vita di una persona, foss'anche per un solo minuto, ma colmo di gioia.
Si direbbe che in altrettanto poco tempo si può sperimantare il male di pari al bene, ma la mia teoria si applica alla vita piuttosto che alla sua negazione.
L'universo è spesso a portata di mano, si tratta solo di saperne accettare e condividere i suoi piccoli spazi, senza pretendere di passare sempre dell'immenso. E' guardando quanto è piccola una goccia che si può misurare quanto sia grande un oceano, di pari un piccolo gesto fa capire come si scatena il bene collettivo.
L'amore è ovunque noi riusciamo a vederlo con gli occhi di una bambino, piuttosto che con l'ipocrisia di un adulto.

venerdì 17 ottobre 2008

La vita di Chris

Esiste una storia recente nelle cronache degli States, una di quelle storie raccontate dai principali quotidiani, che catturano l'attenzione per alcuni intensi minuti ed alimentano mille pensieri uniti a sensi di compiacenza o condanna. Questo fino al voltare la pagina successiva, dopo la quale già si hanno forti dubbi a ridescrivere per intero quanto appena letto.
E' il peso della notorietà nel vivere quotidiano, si esiste solo nella frazione di tempo in cui qualcuno ci degna la propria attenzione, e poi si risparisce nella memoria temporanea.
La storia è quella di un ragazzo americano, Christopher McCandless, che ha vissuto la vita degli altri, quella imposta dalle regole familiari e sociali, fino al giorno della laurea. Da quel momento in poi ha deciso di iniziare a vivere la propria, una intensa ed emozionante ricerca di se stesso e della propria collocazione in un ambiete depurato dal superfluo e dal materiale. Chris ha deciso di vivere fuori dagli schemi, fuori dalle regole normalmente condivise, ha sfidato gli eventi fino all'estremo, fino al completamento della propria esistenza ed al raggiungimento della morte in una terra lontana e desolata: l'Alaska.
La storia è diventata evento quando il ragazzo è stato trovato, morto da diversi giorni, e la cronaca ha finito di devastare quel giovane ammasso di resti, con i moralismi e perbenismi tipici di una società ipocrita.
Poi il racconto è diventato uno straordinario libro, quindi il libro è diventato un bel film, e Chris è diventato un'icona. Quello che lui non sarebbe mai voluto essere (parere personale, ovviamente).
Ricordiamo di questo ragazzo la sua personale ricerca di uno spazio in cui sparire in un mondo sovraffollato, in un mondo che ti riempie di offerte fino al momento in cui non sei tu a chiedere qualcosa, allora spezzi il verso delle cose e questa crea disordine.
Ciao Christopher McCandless

domenica 3 agosto 2008

Riflessioni

Come stabilire una associazione razionale all'immagine di una entità sopra tutto e tutti (Dio, Creatore, Architetto, Profeta etc.) che si colloca tra lo spazio celeste e la misera terra.
L'Uomo è suo figlio e da lui discende in modo diretto, per cui siamo pure noi entità con spirito divino, e se così fosse quale è il limite che ci distingue o la dote che ci accomuna rispetto al nostro padre creatore?
Siamo forse noi tutti semplici personaggi di un grande teatro, e quale sarà mai il canovaccio?
Quanti semplici ma immensi dubbi, ripetuti nei secoli da teologi, scienziati, gnostici, fisolosofi...

Mi piace immaginare un soluzione più "terrena" dove, in un mondo antico, vi sia stato una civiltà evoluta ed in seno ad essa un gruppo di eletti abbia raggiunto un proprio apice di conoscenza. Di questo è rimasta traccia nella tradizione orale e nella storia delle cose, e forse nella stessa identità umana, che nei tempi moderni viene poi falsata e corrotta dalla società!
Tale visione mi tiene distante dalle varie religioni e teorie settiane, di cui non condivido l'arroganza di rivendicare il passato dell'uomo e la pretesa di volerne gestire il presente per la futura salvezza. Trovo nel dogma tipicamente professato ben poco di divino, in gran parte dei casi lo stesso incorpora invece tutte le incertezze e perversioni umane, spesso legate alla paura dell'autodeterminazione dell'essere, scongiurando attraverso il controllo sociale che ogni persona abbia piena facoltà di costruire un percorso individuale da cui emerga l'IO SONO. Ogni dogma è una fuga dalla contingenza umana, mirato a stabilire una giustificazione piuttosto che una consapevolezza.
Ogni religione diventa una maschera che nasconde l'uomo a se stesso ed ai suoi simili, crea dei limiti a percezione e comunicazione, rende quello che in noi è veramente magico come qualcosa di sterile.
Preferisco quindi immaginare che l'essere umano, distintosi tra gli altri animali per le doti intellettive, abbia raggiunto in un qualche periodo una conoscenza di se, un momento di massimo spendore e stima. Prima della caduta nel baratro dell'attuale autoditruttivismo.

domenica 1 giugno 2008

Le buone azioni




Il frenetismo contemporaneo ci porta sempre più spesso ad isolarci, nella speranza di proteggere i nostri spazi, sempre più stretti nelle città sovraffollate. Meccanismi perversi di censura della realtà ci portano a distogliere l'attenzione dagli avvenimenti vivendo la vita come la proiezione di un film.
La cronaca è colma di persone che non vedono, non soccorrono, non aiutano, non si prodigano per dare una mano a chi ne ha bisogno.
Dobbiamo soffermarci su quanto tale contesto sia un grave indice di una patologia sociale, che si tramuta nel disattendere la necessità di aiutare i propri simili. E' indice di un'indole autodistruttiva ben distante dalle regole innate di autoconservazione.
Lontano dalle forme religiose che tendono a realizzare uno stato di sofferenza coma area di transito verso la salvezza, il bisogno altrui non deve essere legato a patti di salvezza o compassione, spesso basta una semplice risposta, rapida e leale, a cui nessuno può esimersi.
Fare del bene in tutte le forme immaginabili è anche aiutare se stessi, un piccolo gesto può migliorare il mondo in cui viviamo. Anche nelle forme più lievi ed isolate, una buona azione può modifiare il corso degli eventi in modo positivo.
Abituiamoci a fare del bene, perchè rimane la cosa più immadiata e spontanea che uno possa fare, è l'egoismo che di contro richiede un forte impegno e una solida costanza.

martedì 22 aprile 2008

La verità tra serio e faceto

Ho appena concluso la lettura del libro "Perchè non possiamo essere cristiani?" di Piergiorgio Odifreddi, che consiglio vivamente a chiunque vuole una visione critica del dogma cattolico cristiano.
Il contenuto del libro, un'analisi comparata degli eventi riportati nelle sacre scritture spesso irriverente oppure sul faceto che sborda nella dissacrazione, si regge sulla critica della logica negli avvenimenti, su una storiografia che pone in risalto la debole consistenza strutturale di quella che, assieme a tante altre religioni, pretende di poter gestire e regolamentare la vita umana (anima, passato, futuro, passioni debolezze e perversioni).
La lettura è scorrevole, sorprendente e appassionante, e non nascondo che mi ha fatto rabbia laddove pone il dito su argomenti non tipicamente riportati dai mass-media convenzionali, vedasi il costo della Chiesa per lo Stato Italiano, i pesi di scelte dettate da una morale e una ragione vecchie come il sole ma non più in grado di dare altrettanta luce, che portano a disattendere processi sociali maturati e meritati dalla società moderna (aborto ed eutanasia, matrimonio e rapporti more uxorio etc.).
Ammiro l'eleganza di P.O. nell'avere solamente accennato argomenti sui quali poteva ulteriormente "dare di spada", vedasi i momenti delle scissione nella Chiesa, le connivenze con l'esoterismo, la storia recente di una Chiesa legata al potere politico corrotto e prepotente.
Personalmente credo che la fede sia qualcosa di intimo, in cui l'uomo deve potersi confrontare con il proprio Dio, liberamente e senza negoziati o ricatti, cercando nelle proprie speranze la propria autodeterminazione.
Concludo con una frase di un grande uomo, Tiziano Terzani, che in sintesi diceva: certo che i miracoli esistono, solamente che ognuno è artefice del proprio.

venerdì 4 aprile 2008

Leggo comodamente un libro sul divano, dalla strada un rumore assordante proviene da una autovettura con manifesti e altoparlanti: si parla del politico di turno che vuole essere votato.
Poco prima aprivo la porta della mia abitazione, la cassetta postale completamente intasata dai "santini" dei vari promotori di miracoli e aspiranti parlamentari, vorrei buttare questi foglietti per terra ma mi vedo costretto a farmi carico di riciclare, tra i miei rifiuti domestici, anche tale immondezza.
Non posso guardare la televisione, per quel poco di stimoli che essa mi crea, in quanto la tele ...a gratis, quella per cui non ho pagato alcun abbonamento (che mai pagherò se si omette il canone RAI) offre una varietà di puro stile circense (mi perdonino gli operatori del settore) in cui tutti sanno fare capriole linguistiche, sanno camminare sulle corde della legalità, promettendo di far parlare i papagalli, mentre addomesticano le tigri, con sfiammate da mangiafuoco!
Credo che taluni facciano pure gli oroscopi, altri hanno una mimica e una gestualità sorprendente, roba da allievi dei migliori maestri teatrali.
Insomma, per quanto mi voglia isolare da una faccia della realtà che volontariamente decido di ignorare (o disconoscere), quella legata alle ennesie votazioni politiche, il filtro non sempre funziona e ogni tanto arriva lo SPAM!
Ora la macchina è lontana, la televisione spenta, la radio suona un pezzo di Ludovico Einaudi, concludo la pagina e sfoglio, ah il mio libro...

domenica 10 febbraio 2008

Una notte di sette anni fà ...

Quale sarà il prossimo passo?

Dopo la critica della ragione, la condivisione dell'identità e dell'essere, la critica del conoscere e quindi giudicare, saremo dei soppravvissuti di noi stessi. Cosa ci rimane da fare, se abbiamo creato e distrutto tutto, in primis noi stessi. L'animale rientrerà nel corpo del Golem infranto che conobbe e si annullo! La bestia perderà la conoscenza della morale e della virtù, per reiniziare poi quel drammatico ciclo che la condannerà a misurare se stessa.

















Seduto sulla sedia, nel mio studio, mentre leggevo le ultime novità sulle elucubrazioni mediatiche di G. NICOLETTI, inserivo quanto sopra riportato ed egli gentilmente pubblicava.


L'enunciato appare una mia personale visione della condizione umana, della vita in cui tutto accade termina e riaccade, in cui il concetto di spazio e tempo come da noi conosciuto diventa fragile ed incerto. L'uomo non come essere perfetto, ma figura approssimata e responsabile della propria contingenza.


Il Golem introduce una chiave di interpretazione per il lettore più attento, si è fatti di fango e si puo smarrire la strada. La mia è una ricerca su quei pensieri che portano nei binari della conoscenza, con la finalità di migliorare (o almeno provarci) il proprio intelletto per il bene personale ma sopratutto altrui. Non mi interssa la verità così come raccontata nelle dispense, con i miei limiti e le mie potenzialità ne cerco una mia confortata dallo studio, che mi possa aiutare a spiegare ai miei figli la collocazione del bene e del male.

Questo cerco e questo è il mio viaggio ...