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il mio blog è come la mia casa, chi vi entra sa di poter trovare accoglienza e conforto, ma con la spada vigile che protegge dal male.
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venerdì 12 giugno 2009

Libertà




Forse assieme ad amore è la parola più usata ed abusata dall'essere umano. E tra l'altro sono tante le affinità e le linee convergenti fra i due termini.
Libertà è piena di significati e falsificazioni prontamente disponibili, proprio come la parola verità. E con quest'ultima condivide le gioie e gli amari riscontri legati all'uso ed allo spergiuro che, nel proprio nome, si compie quotidianamente.
Libertà è il raggiungimento di quei fondamenti di autodeterminazione, intellettuale e fisica, in cui il pensiero non è fine al nulla ma produce emozioni condivisibili con altri simili, quindi libertà è occasione di confronto e crescita.
Quale è il limite della libertà? Ai bambini si insegna da subito che il limite è semplicemente la libertà altrui. Ma detta regola è immediatamente applicabile nel confronto a due, poiché sono visibili gli scantonamenti e gli abusi. Più difficile è stabilire il limite di libertà applicato ai gruppi di persone, peraltro non omogenei per questioni etniche, culturali, per possibilità di movimento e pensiero. Proprio in questi casi le regole della libertà vanno stabilite, validate e quindi certificate.
Ma proprio la creazione di queste regole è la prima negazione del principio di libertà in senso assoluto. Se poi si pensa che stabilire le regole comporta assumere il ruolo di Autorità, allora la libertà è da considerare indotta!
Può quindi l'uomo vivere senza regole? Sicuramente si, ma in una condizione sociale di probabile fallimento, per il semplice fatto che è difficile pensare all'uomo come entità autosufficiente. E' oggi difficile immaginare una vita primitiva in cui uno mangia l'altro, se non si vuole racchiudere la libertà in necessità.
Ne consegue che l'uomo è un essere sociale, vive in branco ed ha poche possibilità da solitario, per cui convive applicando delle regole di convivenza che stabilisce ed aggiorna per il principio di difetto ed approssimazione. Esiste la libertà, ma la stessa è ridimensionabile ad un concetto di “opinione predominante”, proprio come le rudimentali definizioni di verità.
Sono quindi quei meccanismi di equilibrio e di compensazione che rendono una società integra ed integrata. Se l'uomo cominciasse a non porsi più alla ricerca della libertà, forse sarebbe già sulla buona strada per raggiungerla. Questa è una pura provocazione, ma non certo una follia se si pensa che tutte le barbarie umane sono state commesse in nome della libertà.
Quindi è partendo dall'accettazione delle “strutture” che bisogna necessariamente gestire il nostro excursus sul concetto di libertà. In seno ad esse occorre concepire due principi basilari che sono l'autodeterminazione e la coscienza del gruppo. Quest'ultima necessita il bisogno di accettare la propria identità di struttura con spirito evolutivo. La struttura deve essere luogo di coesione piuttosto che autarchia.
Credo che la massima rappresentazione del concetto espresso sia attribuibile al simbolo del taoismo, in cui due forze estreme ed opposte, dove due è il numero minimo necessario di un gruppo, convergono in un unico progetto. Il bene ed il male si avvolgono e l'uno si delimita sul confine dell'altro, creando un cerchio quale figura di perfezione ed armonia. Ma sorprende di più che ognuno di essi ha all'interno il seme dell'altro. Gli opposti possono convivere, anzi ognuno vive in funzione dell'altro.
Così è anche il libero pensiero, che si muove senza confini e senza obiettivi, se non quello di sfidare quanto finora conosciuto. Nella rete il pensiero libero si annida nei forum, nei blog etc., così come fino a qualche anno fa si trovava nelle fanzine e nei cartelloni. Prima si diffondeva nei circoli culturali e prima ancora nelle piazze delle città. I forum della rete sono le nuove piazze dove ci si confronta e avviene quella fondamentale trasmissione orizzontale di conoscenza.
Nelle nuove piazze sussistono ovviamente i pericoli, quali la diffusione incontrollata di banalità ed opinioni che passano quindi per notizie attendibili, ma è un limite a cui si deve combattere con la conoscenza, non con la censura.
Che dire poi dei paradossi, pensando a tutte le varie congregazioni di persone, nate con etichette tipicamente consumistiche e post-moderne come i vari “No Global”, Centri e Comitati Sociali etc., i quali convivono in strutture rigide per rivendicare anarchia.
Ecco una altro esempio moderno del concetto di libertà: la free philosophy. Nata in risposta all'assolutismo delle grandi case produttrici di software, genera i progetti di free software in cui i codici di programmazione sono liberamente accessibili (open source) per tutti quelli che hanno le capacità di comprenderli e migliorarli. Quindi non esistono più le caste di creatori di idee e di utilizzatori finali, ma nuovamente i due estremi si uniscono e ognuno interagisce con l'altro.
Che dire dello straordinario progetto commerciale di APPLE negli anni novanta, quando realizzò la linea di computer con il telaio in plastica trasparente. Tutto è lì, visibile, la macchina che si spoglia di fonte all'uomo!
Il pensiero libero deve viaggiare su vettori liberi, evitando tutte quelle forme di criptazione e blindatura tipiche delle forme di comunicazione settiana ed assolutista.
Se dovessi descrivere una società moderna, che viaggia verso il futuro ben consapevole del proprio presente e passato, immagino un gruppo di persone disposte ad accettare la rielaborazione dei testi di tutte le Sacre scritture in versione Open Source.

venerdì 26 dicembre 2008

Un gesto




Basta un piccolo gesto, un accenno di storia, un embrione di emozione, per innescare un avvenimento che può diventare un bel ricordo. Talvolta si ha la negligenza di non dare seguito ad un'idea o un'intuizione, e mantenerla ferma nella mente fino al prossimo pensiero, perdendo la grande occasione di seminare le teoria per raccoglierne i suoi frutti. La pigrizia è spesso sovrana e determina molti aborti per cui la gente pensa ma non sperimenta.
Non occorrono grandi progetti o imprese memorabili per cambiare la storia, basta un gesto affettuoso, dettato da amore e fantasia e con il suo piccolo contributo, creare un evento che cambia la vita di una persona, foss'anche per un solo minuto, ma colmo di gioia.
Si direbbe che in altrettanto poco tempo si può sperimantare il male di pari al bene, ma la mia teoria si applica alla vita piuttosto che alla sua negazione.
L'universo è spesso a portata di mano, si tratta solo di saperne accettare e condividere i suoi piccoli spazi, senza pretendere di passare sempre dell'immenso. E' guardando quanto è piccola una goccia che si può misurare quanto sia grande un oceano, di pari un piccolo gesto fa capire come si scatena il bene collettivo.
L'amore è ovunque noi riusciamo a vederlo con gli occhi di una bambino, piuttosto che con l'ipocrisia di un adulto.

domenica 1 giugno 2008

Le buone azioni




Il frenetismo contemporaneo ci porta sempre più spesso ad isolarci, nella speranza di proteggere i nostri spazi, sempre più stretti nelle città sovraffollate. Meccanismi perversi di censura della realtà ci portano a distogliere l'attenzione dagli avvenimenti vivendo la vita come la proiezione di un film.
La cronaca è colma di persone che non vedono, non soccorrono, non aiutano, non si prodigano per dare una mano a chi ne ha bisogno.
Dobbiamo soffermarci su quanto tale contesto sia un grave indice di una patologia sociale, che si tramuta nel disattendere la necessità di aiutare i propri simili. E' indice di un'indole autodistruttiva ben distante dalle regole innate di autoconservazione.
Lontano dalle forme religiose che tendono a realizzare uno stato di sofferenza coma area di transito verso la salvezza, il bisogno altrui non deve essere legato a patti di salvezza o compassione, spesso basta una semplice risposta, rapida e leale, a cui nessuno può esimersi.
Fare del bene in tutte le forme immaginabili è anche aiutare se stessi, un piccolo gesto può migliorare il mondo in cui viviamo. Anche nelle forme più lievi ed isolate, una buona azione può modifiare il corso degli eventi in modo positivo.
Abituiamoci a fare del bene, perchè rimane la cosa più immadiata e spontanea che uno possa fare, è l'egoismo che di contro richiede un forte impegno e una solida costanza.

domenica 10 febbraio 2008

Una notte di sette anni fà ...

Quale sarà il prossimo passo?

Dopo la critica della ragione, la condivisione dell'identità e dell'essere, la critica del conoscere e quindi giudicare, saremo dei soppravvissuti di noi stessi. Cosa ci rimane da fare, se abbiamo creato e distrutto tutto, in primis noi stessi. L'animale rientrerà nel corpo del Golem infranto che conobbe e si annullo! La bestia perderà la conoscenza della morale e della virtù, per reiniziare poi quel drammatico ciclo che la condannerà a misurare se stessa.

















Seduto sulla sedia, nel mio studio, mentre leggevo le ultime novità sulle elucubrazioni mediatiche di G. NICOLETTI, inserivo quanto sopra riportato ed egli gentilmente pubblicava.


L'enunciato appare una mia personale visione della condizione umana, della vita in cui tutto accade termina e riaccade, in cui il concetto di spazio e tempo come da noi conosciuto diventa fragile ed incerto. L'uomo non come essere perfetto, ma figura approssimata e responsabile della propria contingenza.


Il Golem introduce una chiave di interpretazione per il lettore più attento, si è fatti di fango e si puo smarrire la strada. La mia è una ricerca su quei pensieri che portano nei binari della conoscenza, con la finalità di migliorare (o almeno provarci) il proprio intelletto per il bene personale ma sopratutto altrui. Non mi interssa la verità così come raccontata nelle dispense, con i miei limiti e le mie potenzialità ne cerco una mia confortata dallo studio, che mi possa aiutare a spiegare ai miei figli la collocazione del bene e del male.

Questo cerco e questo è il mio viaggio ...