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il mio blog è come la mia casa, chi vi entra sa di poter trovare accoglienza e conforto, ma con la spada vigile che protegge dal male.

giovedì 2 giugno 2011

Un anno scolastico ...sprecato!

Siamo finalmente arrivati a giugno, l'estate si avvicina mentre il freddo inverno è già un ricordo, si appendono nell'armadio cappotti e sciarpe, si calzano pantaloncini e magliette colorate. Occhiali da sole ed un goccio di protezione solare e poi tutti in spiaggia. A riposare!
Mia figlia è felicissima, fra poco le vacanze dopo un intenso anno scolastico, e pensare che l'anno prossimo deve iniziare la scuola primaria al termine della scuola dell'infanzia. Un anno di transito, quindi.
Ma facciamo i conti, intenso? se mi metto a fare un poco di conti, questa è la somma dell'anno scolastico di mia figlia:
  1. gran parte delle voci costituenti il famoso POF non sono state rispettate, si è iniziato con le lezioni dopo un mese, adesso il corpo docenti cerca di farle finire ai primi di giugno (e quindi -2 mesi!);
  2. quasi nessuna ora di laboratorio, manipolazione, attività motoria, sport etc.
  3. meno di sei ore di inglese in un anno, nessuna di informatica;
  4. la famosa educazione alimentare fatta ai bambini, si traduceva in bambini abbandonati per almeno un'ora durante la consumazione del pranzo, questo ha comportato la sofferta decisione di cambiarle l'orario dal mese di marzo di modo che mangiasse a casa con noi - tale evento ha comportato che la bambina ha reimparato a stare a tavola, si alimenta normalmente, è meno nervosa, ha l'energia necessaria per fare attività sportiva in privato alla sera;
  5. gran parte dei venerdì oppure le giornate feriali incastrate tra feste ed eventi sono state sacrificate per sua maestà lo sciopero, alla fine le giornate di sciopero hanno inciso notevolmente sulle giornate di lezione - capisco e non condivido le ragioni dei lavoratori della scuola, ma per me che pago le tasse questo è stato solamente interruzione di pubblico servizio, con l'aggravante che il servizio è stato negato a dei bambini;
  6. incontri della scuola con i genitori stretti al minimo di legge, mai attività congiunte tra docenti alunni e famiglie;
  7. una sola una attività extra scolastica nel corso di un anno, peraltro della durata di due ore;
  8. continue lamentele in tono prosaico dei docenti ad ogni tentativo di dialogo;
  9. dirigenza scolastica in posizione di divinità mistica, si sa che esistono per fede ma nessuno gli ha mai visti - personalmente ci ho parlato una sola volta per appuntamento con il risultato che il "dialogo collaborativo" definito nelle leggi di fatto si è svolto seguendo una comunicazione tipo magistato-imputato (io il secondo), nonostante sia stato io a chiedere l'audizione per un variazione all'orario scolastico della bambina (vedi para. 4);
  10. materiale didattico, acqua, merendine e scottex a totale carico delle famiglie su pressante richiesta del corpo docente - attività peraltro vietata dai regolamenti MIUR;
  11. la preparazione per la lettura e la scrittura è stata seguita da mia moglie, per sopperire alle carenze scolastiche;
  12. dal mese di marzo abbiamo introdotto nell'educazione della bambina cartoni animati tematici presi dal pacchetto SKY, con il risultato che ha imparato tante più cose dai cartoni che dalla mera lezione scolastica priva di criticità e spirito di osservazione.
Direi che dodici punti bastano a descrivere il rammarico, e sopratutto l'inadempienza del sistema scuola verso l'utente alunno/famiglia. Quali siano le colpe del collasso formativo è pura materia metafisica di cui si può parlare per ore, ma di efficaccia pari alla definizione del sesso degli angeli.
La responsabilità è globale, coinvolge tutti gli operatori e funzionari del mondo scolastico, gli enti locali, ed in larga parte le famiglie che si accontentano, vuoi per ignoranza che per pigrizia.
Uno Stato che non sa investire sui propri figli è uno Stato che non ha futuro, è un sistema che fa seccare i rami freschi dell'albero che daranno i nuovi frutti, lasciando la legna marcia e logorata.

lunedì 2 maggio 2011

Osama Bin Laden is dead

prima i soliti flash d'agenzia, poi i giornalisti preparano i pezzi per lanciare quella che probabilmente è la notizia più sensazionale al momento nell'intero pianeta: Osama Bin Laden is dead!

I politici attendono che i collaboratori verifichino la notizia, ed infine tutti a rilanciare la propria soddisfazione per la morte del famigerato terrorista, leader carismatico del Taliban's club, mente perversa e trascinante di Al Qaeda, massimo obiettivo militare da eliminare degli States e consociati.
Per una volta mi trovo d'accordo con lo Stato Vaticano, va bene se lo avessero arrestato, intrappolato, ammanettato, torturato pure, ma è stato ammazzato in una operazione condotta dal Navy Seals, e di fronte al morto non si gioisce mai.
A parte la retorica premessa, mi incuriosisce il momento storico in cui è stato identificato e immediatamente bonificato il target per eccellenza della guerra al terrorismo islamico. La pura combinazione vuole che il suo cadavedere sia stato venduto ai media esattamente quando la popolarità del Presidente Obama, il primo uomo degno del Nobel preventivo per la pace, fosse al minimo storico del 45%, la situazione economica degli USA sia sull'orlo di un preannunciato collasso, con una politica sanitaria e del welfare che non hanno dato i risultati promessi. Con una economia interna in crisi, e le banche che muoiono come funghi al sole, con tatuato sulla pelle la sconfitta della guerra in Afghanistan, una guerra che tanti hanno paragonato al fallimento del Vietnam, con una penosa partnership alla recente battaglia sulla Libia che è stata mal digerita da popolo americano.
Ed ecco il salvagente, Osama is dead!
A premessa, come nelle migliori tradizioni, sia noto a tutti che il terrorista è stato ammazzato ma I'm sorry il cadavere non c'è. Ma è mai possibile che la storia non insegna nulla, ancora ci rompiamo le scatole a cercare se Hitler sia stato veramente ammazzato e Mr. Osama lo facciamo tumulare in mare dopo poche ore dalla sua morte? L'unico sfigato pare sia stato Saddam.
Si dice alle scuole di polizia che a premessa della soluzione dell'omicidio deve essere presente il cadavere, altrimenti il delitto rimarrà presunto per assenza della prova fondamentale: il morto!
Gli americani, orfani di ideali, scendono subito in piazza a sventolare le loro bandiere, e lo posso capire per questa povera gente che ha avuto un lutto immenso, irreparabile con centinaia di morti che hanno impresso nella mente, devastati dalla violazione immensa subita l'11 settembre.
E così il mondo va avanti, con la promessa che giustizia è stata fatta. Ma quale giustizia, quella privata al massimo. La vera giustizia è quella somministrata dai tribunali, in cui accusa e difesa si mettono di fronte ad un giudice terzo che stabilisce responsabilità e commisura le pene previste per le azioni ritenute illecite.
Quale tribunale ha condannato Mr. Osama?
Ora qualcuno si chiederà ma sto cretino difende Osama?
Forse come al solito remo contro tendenza, non difendo certo uno che io per primo considero un tremendo terrorista (e mi baso nel giudizio sui fatti documentati che lo hanno visto assassinare tante persone, prima addestrato dagli stessi Navy Seals che poi lo ammazzeranno, poi spietato terrorista in una guerra religiosa contro l'oppressore occidentale), ma ragiono basandomi su quelle sacre parole scritte prima di tutti noi: Libertà, Giustizia, Uguaglianza, Fratellanza.

Parole importanti messe sulle radici di tutte le democrazie del mondo, usate a tale scopo da religiosi, politici, filosofi e massoni.
In sintesi, è stato ucciso un barbaro terrorista, questo è chiaro a tutti (sempre che il tutto sia realmente avvenuto visto che manca il cadavere) ma in un clima di pura follia politica e mediatica.
Ed inoltre penso a cosa avverrà ora, il diavolo per eccellenza è stato finalmente bruciato, ma chissà quale sarà il prossimo candidato a vestire gli abiti del maligno da combattere per la libertà, quello che giustificherà qualsiasi azione pur di ridare la pace a noi uomini di buona volontà (già sentita?).
Attendiamo fiduciosi

sabato 16 aprile 2011

L'ondata profuga dei magrebini


In queste ultime settimane le coste italiane, in speciale modo quelle Siciliane che si affacciano in prossimità dell'area magrebina e quelle della Sardegna, sono state nuovamente interessate da un'ondata di sbarchi di profughi provenienti dall'area nord africana.

In ordine a quanto sta succedendo si è consumata in Italia l'ennesima corsa all'idiozia da parte di tutte le forze politiche e sociali, nel disperato tentativo di coniare l'ennesima ipotesi idiota che si adatti ad incolpare chiunque, rivendicando ad altri gli errori ed a se stessi le migliori soluzioni. Insomma come al solito tante persone perdono la buona occasione di fare un commento sereno e ragionato, facendosi coccolare dal pensiero corrotto e media-dominante della massa.

Premetto che per deformazione professionale faccio del dubbio e della curiosità la piattaforma di partenza di qualsiasi ragionamento, quindi raramente mi accontento della facciata delle cose, ma d'istinto ne cerco la profondità.

Tutta l'area magrebina è stata oggetto di sommosse popolari di cui ho già parlato in un precedente post, in cui ho espresso il mio sospetto per una chiara operazione di intelligence internazionale in cui era ben chiaro il lavoro coltivato negli ultimi anni per deporre un classe politica dirigente accusata (giustamente) di essere al potere totalitario da troppo tempo.

I governi “democratici” che per primi sono corsi al via con gli aerei da combattimento, ovviamente, sono anche quelli che maggiormente hanno coltivato e finanziato e sommosse popolari nelle varie fazioni contestatrici, che volevano sovvertire i regimi per instaurare governi più “democratici”.

Ma questa ovviamente e la solita storiella dei fessi, dietro ci sono commesse internazionali che coinvolgeranno grosse aziende e multinazionali, offerte di aiuto che comporteranno schieramenti di corpi diplomatici e studiosi di settore di grosse aziende in terra d'Africa, ed ovviamente le immense riserve petrolifere della Libia.

L'Italia in questo antefatto ha avuto la parte peggiore, perché la nostra Costituzione ed il nostro corpus normativo non è espressamente guerrafondaio (vedi invece Francia e Germania) , inoltre i nostri metodi di politica estera sono tra i più timidi e riflessivi (e per questo ci invidiano e ci ammoniscono), infine teniamo ai conti pubblici da mantenere a livello ed evitiamo guerre inutili.

Ma soprattuto noi quelle grosse commesse le avevamo già avute, senza sparare con i nostri cannoni, ma con l'arte della diplomazia e la lungimiranza della nostra politica estera e la capacità di alcune aziende italiane. Ma di questo pochi italiani hanno capito il reale valore strategico, per alcuni occorreva sparare su Gheddafi solo in quanto amico del Berlusca nazionale!

E dire che la rete di intelligence nazionale rischierata in area magrebina, una delle più attente analiste ed informate, ha capito bene cosa accadeva ed ha prontamente emesso i vari allarmi sull'ondata migratoria che si stava per consumare, con tanto di terroristi infiltrati e di gente scappata dalle carceri.

E che dire di quelle nuove forze aiutate a conquistare i nuovi governi. Sono mercenari e capi tribù finora tenuti in disparte, ex collaboratori di regime e torturatori di professione, generali e politici volta bandiera. Insomma quel che si dice, una nuova e pulita classe dirigente!

Ma ritorniamo ai nostri amati profughi, clandestini, disperati, fuggiaschi, fratelli, etc. Già è difficile trovare una giusta definizione, in quanto non è bel chiaro chi siano e da cosa scappano. La maggior parte sono ragazzi tunisini, di età compresa tra i venti e i trentacinque anni, insomma quella nuova generazione che dovrebbe stare in Tunisia a sostenere il cambiamento epocale, visto che sono loro ad aver vinto ed il dittatore è stato cacciato. Sono ragazzi che hanno esperienze lavorative, molti hanno un titolo di studio, godono di buona salute, vestono con impronta tipica occidentale, sono disinibiti e coraggiosi. A pensarci sono fortemente rappresentativi di quella tipica fascia di età.

E' difficile capire come mai, quando si sta meglio e si può cambiare, loro scappano.

Adesso è ovviamente più facile scappare!

Questi disperati arrivano in Italia con barconi semi distrutti, alimentando il mercato della tratta umana dei clandestini e i guadagni di scafisti e organizzazioni di farabutti. Già, questi ragazzi pagano anche mille euro, per raggiungere Lampedusa da cui poi potranno arrivare in Francia (che non li vuole naturalmente).

Oltre alla spesa elevata data in nero a delinquenti, è da considerare che il viaggio è ad alto rischio, si potrebbe morire affogati, disidratati, sparati o di infezione, e comporta giorni di abbandono in mare aperto.

La cosa più ridicola è che dalla Tunisia, con 138 euro, si può andare direttamente a Genova con la nave Tirrenia, seduti comodamente in poltrona al riparo dal freddo, e poi dalla città prendi il treno per Marsiglia con poche decine di euro. Insomma a fare le cose legalmente si sopravvive e si spende circa il venti per cento della somma data agli scafisti.

Questa è ovviamente la prima stranezza, ma hanno tutti questi soldi da sprecare? Io da ragazzo per risparmiare le studiavo tutte e ci riuscivo.

Andiamo poi a vedere cosa vogliono questi ragazzi: lavoro, fortuna, rivedere i familiari e qualcuno pure la moglie. Anche stavolta tutte normali e condivisibili aspirazioni giovanili, ovvero la voglia di realizzarsi.

Ma se cercano lavoro, che ci fanno in Italia? Qui abbiamo uno tra i più alti tassi di disoccupazione e una alta percentuale di giovani scolarizzati, specializzati in attesa di occupazione. Quindi direi che è il posto peggiore per trovare fortuna a causa di scarsa domanda e forte concorrenza.

Si ma da qui si arriva in Europa, passando nel paese delle contraddizioni, delle leggi inapplicate e del buon samaritano che aspetta che il pellegrino bussi alla sua porta. Sembriamo una stazione della strada per Santiago di Compostela!

Questi hanno capito bene che, a costo di un viaggio maledetto, qui trovano il regno della contraddizione su tutto, dove tutti litigano su tutto e nessuna si preoccupa della soluzione.

L'Europa non li vuole in quanto non graditi, questo è stato chiaro fin da subito, e se non fosse stato chiaro i gendarmi alle frontiere ti rinfrescano le idee e ti rispediscono a suon di ceffoni in terra tricolore. E noi siamo la striscia di terra tricolore tra il passato ed il futuro, siamo il limbo impossibile, dove tutto sommato si sta meglio del passato legato ai normali doveri e responsabilità, sicuramente più restrittivi rispetto al modus italico.

Quale sarà la soluzione? Sicuramente non credo a questi ragazzi che arrivano in massa, con metodi illegali, con atteggiamento spavaldo e strafottente, con i tatuaggi al collo e le sigarette in mano, le scarpe imitazione NIKE e una bottiglia di birra da bere al bar (visto da me ripetutamente!), senza fare nulla, in attesa della cena a gratis fornita dal buon samaritano e la branda per riposare al riparo dal freddo.

Come sempre penso ai classici delle filosofia, e mi viene in mente della storiella del ragazzo che aveva fame, a cui non gli si diedero dei pesci per sfamarsi ma gli insegnarono a pescare nel fiume.

giovedì 31 marzo 2011

Draquila - L'Italia che trema

Ieri notte, dopo la visone di un film in prima serata, mentre facevo un zapping pre-nanna, mi sono imbattuto nel film cult di qualche mese fa: "Draquila - L'Italia che trema".
Nonostante la stanchezza, ho subito una irrefrenabile curiosità di vedere questo film che tanto ha fatto discutere, con i soli partiti italiani del pro e del contro, giusto per capacitarmi do cosa finora mi ero perso, altrimenti di cosa avrei perso vedendolo.
Con attenzione ho cercato di analizzare le immagini, i suoni, le parole ed i contesti per capire come questo film denuncia avesse così tremendamente morso il potere costituito.
Non voglio perdere tempo a fare la cronistoria del cine documentario, se non commentando il fatto che mi ha rattristato osservare che in mezzo a tutto il casino di una zona sottoposta a crisi da terremoto si aggirasse una (ma forse delle tante) troupe cinematografica con il compito, manco fossero quelli del CSI, di scovare qualcosa da criticare, da immortalare nel suo "momento di non essere" da utilizzare per fini facinorosi.
In tutto il film non ho visto i protagonisti prodigarsi per sostenere la popolazione locale, scavare la terra o preparere un pranzo, portare acqua alle tende o passare il disinfettante su un ferito, lei ha solo rotto .... insistentemente a quelli che al momento rappresentavano "il potere".
Il risultato, a parere mio ovviamente e mi si consenta questo, è stato un banalissimo film con effetto soporifero scopiazzato dai format più noti del film denuncia già affermati negli States, e quindi di poca originalità. Mi ha deluso la pochezza culturale della denuncia, la proposta oscena di opinioni chiaramente preconcette ed anti-premier a prescindere, per le quali qualsiasi cosa fosse stata documentata, senza analizzare causa e contesto, dovesse essere chiaramente finalizzata a distruggere il personaggio Berlusconi.
Ora, pur ritenendomi libero pensatore e quindi amante delle opinioni altrui, pur prendendo atto del lavoro fatto che comunque ha voluto comunicare qualcosa, fosse anche la sua incapacità di fare al momento di meglio, non posso tollerare che il mondo accademico si scomponga o abbia solo da perdere un minuto su un film di una stupidaggine colossale come questo.
Posso capire un passaggio su You Tube, oppure nei circoli serali estivi in proiezione retrospettiva o amarcord, ma nulla di più che lo possa inserire in un ambiente "tecnico".
Ma poi aggiungo, avando fatto mente locale a quanto letto elle pagine della cronaca di qualche giorno fa si parlava di una serie di truffe in cui sono stati coinvolti, quali vittime, alcuni noti personaggi del mondo dello spettacolo.
Si dice al mio paese che mai si deve ridere dei carri rovesciati, ma ciò non vieta di rifletterci sopra con pacatezza.
Così brava a buttare fango su altre persone, sarebbe in grado di assolvere il compito di dirigere una grossa azienda oppure di un ente pubblico con la garanzia che il tutto funzionerà perfettamente, senza mai commettere errori?
Non voglio certo immaginare a cosa saremo esposti se fosse stata qualche solita persona facinorosa e brava ad alimentare la campagna del fango a gestire la ricostruzione dell'Abruzzo, oppure avesse avuto un ruolo di vertice al posto del maligno Bertolaso!

mercoledì 30 marzo 2011

L'affare del fotovoltaico



Come nella migliore tradizione, l'Italia segue il trend mondiale di adattamento alle energie alternative ed ai nuovi meccanismi di produzione di energia elettrica. I principali governi del pianeta stanno finanziando, con cospicue somme, la produzione di energia da introdurre nelle reti nazionali tramite gli impianti fotovoltaici di uso residenziale e/o più tipicamente speculativo creato da aziende costituite ad hoc per attivare grossi impianti di trasformazione.

Vista così sembra la soluzione perfetta per transitare al recupero di energia già presente in natura (il sole) e convertirla in energia impiegabile per le esigenze più tipicamente consumistiche (energia elettrica introdotta in rete).

A premessa di tutto, andiamo a vedere di cosa si compone questa magica fonte alternativa di energia che salverà il mondo. Le parti principali costituenti l'impianto di produzione fotovoltaico sono tre:

PANNELLI: constano di elementi da sistemare su tetti o strutture, orientati per avere la massima illuminazione solare. Hanno celle solari, che sono in giro da molto tempo, e per la maggior parte hanno sempre operato allo stesso modo di base. In breve, una cella fotovoltaica è semplicemente un dispositivo che converte la luce solare in corrente elettrica utilizzabile attraverso un processo noto come effetto fotovoltaico. La prima cella solare fotovoltaica è stata costruita oltre 120 anni fa, fatta di selenio e oro, e fu solo l'1% di efficienza rispetto alla tecnologia del momento. La teoria che sta dietro il fotovoltaico è relativamente semplice. Le cellule sono fatte di semiconduttori come il silicio, rivestito in vetro, messo in luce diretta del sole. Come i raggi del sole colpiscono la cella, i fotoni della luce del sole sono assorbiti dal materiale semiconduttore (in genere sono utilizzati due tipi di materiali). Le celle fotovoltaiche sono costruite per incanalare e dirigere il flusso di questi elettroni, e come si muovono creano un campo elettrico a causa dello squilibrio di carica su entrambi i lati dei materiali semiconduttori.

INVERTER: L’ inverter è un dispositivo che si applica ad un impianto fotovoltaico con lo scopo di trasformare la corrente continua, captata da una serie di celle di silicio collegati in serie all’interno del pannello solare o modulo fotovoltaico, in corrente alternata più adatta all’uso domestico.

COLLEGAMENTI ALLA RETE: un groviglio di cavi e connettori, un contatore di corrente elettrica, abbastanza banali e realizzabili anche con materiali di tipo hobbistico.

I prezzi di questi prodotti hanno mantenuto dei costi elevati, nonostante la tecnologia di base sia vecchia e la produzione su scala industriale di pannelli fotovoltaici inizi tra gli anni 60/70. La poche modifiche funzionali hanno riguardato la tecnologia dei rivestimenti dei pannelli, la resa aerodinamica e il design dei componenti. Il resto è aria fritta non certo definibile quale recente scoperta, se si escludono dettagli di produzione o installazione (tasselli, cavi, vernici etc.).

Fortunatamente dal 2009 in alcune parti del mondo i prezzi hanno subito un considerevole abbassamento, dovuto alle regole di mercato ed alla saturazione dei prodotti in vendita.

In Italia, netto alla mano, un impianto di tipo residenziale viene oggi a costare almeno 6000 euro a kw, il che comporta un costo per un impianto tipo di almeno 16/18000 euro. Viene subito da valutare se i componenti sopra descritti possano realmente valere questa valanga di soldi.

La parte conveniente (a detta dei produttori) è che la gran parte di questi soldi vengono finanziati dallo Stato. Quindi questi impianti sono gratis? Col cavolo dico io, lo Stato siamo noi e il suo bilancio lo facciamo noi con le tasse versate continuamente.

Ma no, dicono loro, non sono soldi italiani, sono fondi stanziati dalla comunità Europea. Dico io, e sti'cazzi, siamo al solito punto, ma noi quanto paghiamo per starci dentro, mica è gratis. Quei fondi vengono presi agli stessi stati a cui vengono ridati, non è mica che esiste uno alla C.E. che firma assegni di milioni di euro a cazzo di cane senza che vi sia la copertura, o sbaglio?

Ancora, ma siamo costretti a fare questo altrimenti paghiamo le multe della C.E. - quindi per non pagare multe sperperiamo i soldi?

Ma in Italia siamo come al solito più subdoli, siamo un gradino oltre gli altri stati. Non solo mettiamo in commercio impianti che costano tanti più soldi del loro reale valore, non solo finanziamo il tutto con soldi pubblici che finiscono ai grossi produttori e ai commercianti del settore energetico, noi arriviamo oltre. Ci mettiamo di mezzo le banche e poi costruiamo il GSE.

E chi è sto GSE? La sua missione è questa qua sotto:

Il Gestore dei Servizi Energetici- GSE S.p.a ha un ruolo centrale nella promozione, nell'incentivazione e nello sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia. Azionista unico del GSE è il Ministero dell'Economia e delle Finanze che esercita i diritti dell'azionista con il Ministero dello Sviluppo Economico. Il GSE è capogruppo delle società controllate AU (Acquirente Unico S.p.a.), GME (Gestore dei Mercati Energetici S.p.a.) e RSE (Ricerca sul Sistema Energetico S.p.a.)

Che il cittadino non si senta abbandonato in questa fase di emancipazione energetica, a dargli una mano arriva il GSE!

Arrivo al dunque, se no fra poco già state con il mouse su blog successivo.

Ad oggi un cittadino vuole avere in casa un impianto fotovoltaico, lo paga tanti soldi (pubblici) e produce energia elettrica che non può utilizzare, in quanto la stessa viene subito immessa nella rete nazionale. Ma allora a che cosa serve?

Non puoi mica sotituirti alle grosse aziende e diventare imprenditore, avrai però dei guadagni derivanti dal pagare la sola quota data dall'energia consumata meno l'energia prodotta. Certamente poca roba rispetto al potenziale produttivo che hai sul tetto, e poi mentre a te la pagano 10 te la rivendono a 50. Direte ma chi se ne frega, meglio di nulla visto che tanto i soldi mica gli ho messi io.

Errore, innanzi tutti vi ricordo che se siete onesti avrete certamente pagato le tasse, secondo non ho ancora parlati del meccanismo del finanziamento.

Ovvero l'impianto di fatto lo paghi te, firmi un contratto con il venditore e per sostenerne il costo accendi un mutuo bancario con una “banca convenzionata” che ti dà i soldi, che tu subito dopo cedi al venditore, e tu comodamente ci metti il culo tenendoti un mutuo ventennale che devi estinguere con i soldi che il GSE ti restituirà nel corso degli anni. Ed inoltre devi fare un conto corrente bancario dedicato per la traciabilità delle operazioni.

E se per caso il GSE fallisce? E se lo Stato da bancarotta? E se i soldi europei spariscono? CAZZI TUOI!!! Voglio credere che avranno sicuramente previsto anche una formula assicurativa magari con una qualche compagnia con sede legale alle Caimans.

Ma perché non rendere tutto più semplice: si danno i soldi ai cittadini, che installano impianti fotovoltaici nella propria abitazione a costi contenuti, e così fanno lavorare produttori ed installatori, con il principio della libera concorrenza per calmierare i prezzi. Ognuno sfrutta la propria corrente prodotta e vende a prezzo di mercato quella in esubero alla rete nazionale, di modo che il costo della bolletta venga quasi a scomparire. Praticamente ogni abitazione diventa autosufficiente e noi con dobbiamo comprare tanta energia dall'estero, non serviranno centrali nucleari, avremmo famiglie più ricche a fine mese, il pianeta sarà meno inquinato con meno buchi dell'ozono e meno smog.

E Banche, ENEL, GSE? ....!

Insomma ad oggi si muovono tanti soldi, tante aziende guadagno enormi capitali, ed il povero cittadino che fa? Semplice: il fideiussore!!!

domenica 20 marzo 2011

Guerra alla Libia

Dopo l'intervento militare internazionale contro la Libia, stavo per scrivere un post su quanto vedevo e che nessun cronista ancora aveva scritto. Premetto che condanno totalmente la figura di Gheddafi, ma devo comunque considerare che questo intervento di guerra, che vede impegnati da un lato un neo-premio Nobel per la pace (Obama) e dall'altro uno stato con ancora troppe ombre sul cielo di Ustica (Francia), mi lascia alquanto perplesso.
Al centro
la nostra politica estera degli ultimi anni (e governi) che ha visto grossi stanziamenti di soldi e superamenti di sbarramenti storici e culturali nel nome del futuro comune, a che ha dato indiscutibili favorevoli risultati economico-politici.
E adesso come al solito ci troviamo a dover digerire un grosso boccone controvoglia, che rischia pure di andare di traverso!


Leggendo l'intervento di Vittorio Sgarbi sul Giornale ho trovato nelle sue parole quanto volevo scrivere, e pertanto lo pubblico volentieri e rimando al link originale dell'autore dell'opera e della testata giornalistica:
http://www.ilgiornale.it/esteri/il_commento_io_dico_che_questo__e_conflitto_sbagliato/20-03-2011/articolo-id=512658-page=0-comments=1

Illustre Presidente ritengo mio dovere scrivere oggi, per futura me­moria, il mio pensiero sulla vicen­da libica. Non c’è nessuna buona ra­gione per aderire alla posizione dei volenterosi accettando la risoluzio­ne Onu e seguendo la Nato e gli americani. Obama è ancora una volta, come Bush e Clinton, pronto a un’azione militare. In molti Stati della civile America c’è ancora la pe­na di morte. L’illuminismo si è fer­mato. Ciò che era chiaro a Cesare Beccaria e ad Alessandro Manzoni non è stato completamente com­preso dalla democrazia america­na. Lo Stato che uccide non risarci­sce il torto subito. Impone la sua for­za con lo stesso arbitrio del crimina­le.


Nessuno può disporre della vita di un altro. Perché dovendo distinguere gli italiani dagli americani, risalgo a po­sizioni così lontane? Perché è evi­dente che la retorica con cui si fa ri­ferimento alle inermi e indifese po­polazioni civili sotto l’attacco mili­ta­re di Gheddafi esclude che lo stes­so comportamento, con analoghi ri­schi, possa essere assunto con la no­bile motivazione di difendere il po­polo libico. Non parlo per questio­ni di principio. Mi riferisco alle tan­te azioni, in particolare in Irak, che hanno reso odiosi gli americani per­ché le loro bombe contro il dittato­re hanno, non raramente, colpito ci­vili. Il delirio guerrafondaio di Sarkozy oggi, e il rigore di Obama minacciano identici rischi. Si può bombardare senza uccidere, an­che con le migliori intenzioni. Bom­bardare anche senza milizie di ter­ra, cui almeno si risparmia la vita (quanti italiani sono morti nelle missioni di pace?) vuol dire essere inguerra.

E non c’è nessuna buona ragione di concedere ad americani e francesi le nostre basi di Gioia del Colle, Trapani, Sigonella. Malta che, con noi è il Paese più vicino e più a rischio, non consentirà l’uso delle basi.Perché l’Italia sì?Sarà op­portuno ricordare che già la Libia ha sopportato un lunghissimo em­bargo e già si era imposta dall’Onu una no fly zone . Ecco perché scrivo ora. Quell’embargo,quella no fly zone io li violai nel 1998 con una impresa temeraria che ful’iniziodello scon­gelamento dei rapporti fra l’Italia e la Libia prima con Prodi e Dini, poi con D’Alema, poi con Berlusconi e ancora con Prodi e con Berlusconi. Tutto il mondo ha assistito a questa evoluzione che ha interessato an­che Francia, Inghilterra e persino l’America. Gheddafi, sempre lo stesso, era diventato buono? No.

Si era preso atto di una situazione con­solidata e della necessità di trovare un alleato sicuro contro gli sbarchi di clandestini che interessano pre­valentemente se non esclusivamen­te l’Italia, non l’America. Anche in questo diverso. Perché allora oggi scoprire che Gheddafi non è un leader democra­tico? Non lo è mai stato. Come non è una insurrezione di popolo, per un risorgimento (come si illude non so quanto credendoci Napoli­tano), la rivolta delle città libiche contro Gheddafi. Si tratta come san­no gli osservatori più informati di una guerra fra tribù in un complica­t­issimo sistema che muove interes­si del tutto estranei a quelli del po­polo. Se Gheddafi cade non sarà una democrazia a determinare il nuovo potere ma un intreccio di al­leanze di famiglie che prenderan­no il potere contro il popolo stabi­lendo un altro regime.
Voglio ricor­dare che quando andai la prima vol­ta inLibia prima di violare l’embar­go con un lunghissimo ed estenuan­te viaggio, prima ancora di mostra­re a me e alla mia delegazione i su­blimi siti archeologici di Leptis Ma­gna, di Sabratha, di Cirene, Ghedda­fi ci indirizzò come a un santuario al «museo» cui più teneva: la sua ca­sa bombardata dagli americani, mi pare nel 1987, per tentare di cacciar­lo come vogliono fare ora. Non ci riuscirono, come si è visto. Ma in quella casa morì, con altri libici, an­che la figlia di Gheddafi. La morte di un soldato in guerra è tragica, ma è nelle cose; la morte di un cittadino inerme o di un bambi­no, non è accettabile. Bombardare equivale a un atto di terrorismo: è colpire alla cieca, colpire chi non si può difendere e colpire chi è inno­cente. Far pagare ai cittadini, come con le limitazioni derivate dagli em­barghi, le colpe del dittatore.

Se tale era, come fu a partire dal suo colpo di Stato, e come è, non bisognava in nessun momento scendere a patti con lui.L’abbiamo ricevuto,onora­to. È stato visitato e ossequiato, da D’Alema come da Berlusconi.Oggi noi, che siamo i più esposti, non ci possiamo permettere di voltargli le spalle riconoscendolo improvvisa­mente come criminale di guerra, quale era già stato, per esempio, con il caso Lockerbie. Dopo Gheddafi non c’è la demo­crazia, c’è la deriva come in Soma­lia. Ci saranno altri colonnelli. E le nostre coste sempre più indifese. Ma soprattutto, concedendo le ba­si, saremmo complici di tutte le morti inevitabilmente causate dai bombardamenti. Per difendere i li­bici da Gheddafi, diventeremmo come lui.

Potrà così avvenire che lui si salvi e che noi uccidiamo inno­centi, esattamente quello che si at­tribuisce alla sua azione militare in casa. Per eliminare Gheddafi, usan­do le stesse armi (di aria, certo, non di terra!) diventeremo come Ghed­dafi. L’unica strada resta dichiarare come la Germania e Malta la non belligeranza e lasciare a francesi e americani la decisione di un altro scellerato attacco in nome della de­mocrazia e della libertà (la loro, non quella del popolo libico).