che tristezza :-)
benvenuto
il mio blog è come la mia casa, chi vi entra sa di poter trovare accoglienza e conforto, ma con la spada vigile che protegge dal male.
venerdì 7 settembre 2012
il "Nuovo Movimento" di Beppe Grillo
che tristezza :-)
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Il popolo degli HUNTZA
da www.disinformazione.it
Con questo articolo completo la tematica iniziata tramite l’articolo “Digiuno terapeutico, nutrimento per l’anima”
Tempo fa iniziai una ricerca sul popolo più longevo al mondo e scoprii dati molto interessanti.
E’ il popolo degli Huntza: questa popalazione non solo vive in media 130-140 anni ma non conosce neppure le nostre tanto temute patologie degenerative, il cancro, malattie del sistema nervoso, ecc..
Vivono al confine nord del Pakistan all’ interno di una valle sulla catena Himalayana e sono la popolazione in assoluto più longeva della terra.
La nostra èlite medica si vanta di tenere in vita i nostri anziani fino agli 80 anni e oltre. Ebbene, gli Hunza, senza ricorrere ai prodigi della nostra scienza mendica, a cento anni sono vivi, incredibilmente attivi, lavorano ancora nei campi e curano i loro figli con estrema vivacità e vitalità. Le donne Hunza sono ancora prolifiche anche oltre i novant’anni. Chiaramente per riuscire a concepire a tale età, il loro fisico è ancora piuttosto giovanile e non ha nulla a che vedere con le nostre novantenni.
Gli strumenti indiscutibilmente più utili alla loro longevità paiono essere il lungo digiuno a cui sono sottoposti ogni anno, l’alimentazione vegetariana e l’acqua alcalina presente nelle loro terre.
Con questo articolo completo la tematica iniziata tramite l’articolo “Digiuno terapeutico, nutrimento per l’anima”
Tempo fa iniziai una ricerca sul popolo più longevo al mondo e scoprii dati molto interessanti.
E’ il popolo degli Huntza: questa popalazione non solo vive in media 130-140 anni ma non conosce neppure le nostre tanto temute patologie degenerative, il cancro, malattie del sistema nervoso, ecc..
Vivono al confine nord del Pakistan all’ interno di una valle sulla catena Himalayana e sono la popolazione in assoluto più longeva della terra.
La nostra èlite medica si vanta di tenere in vita i nostri anziani fino agli 80 anni e oltre. Ebbene, gli Hunza, senza ricorrere ai prodigi della nostra scienza mendica, a cento anni sono vivi, incredibilmente attivi, lavorano ancora nei campi e curano i loro figli con estrema vivacità e vitalità. Le donne Hunza sono ancora prolifiche anche oltre i novant’anni. Chiaramente per riuscire a concepire a tale età, il loro fisico è ancora piuttosto giovanile e non ha nulla a che vedere con le nostre novantenni.
Gli strumenti indiscutibilmente più utili alla loro longevità paiono essere il lungo digiuno a cui sono sottoposti ogni anno, l’alimentazione vegetariana e l’acqua alcalina presente nelle loro terre.
Digiuno e prodotti vegetali
Gli Hunza vivono infatti dei frutti della natura e soffrono anche un lungo periodo di carestia nei mesi invernali. Adottano forzatamente quello che i naturopati definiscono “digiuno terapeutico”. L’altopiano su cui vivono, in Pakistan, è un luogo in gran parte inospitale e non dà raccolto sufficiente per alimentare i 10.000 abitanti Hunza per tutto l’anno.
Coltivano orzo frumento, miglio, grano saraceno e la verdura da orto: pomodori, cavoli, spinaci, rape, piselli e avevano numerosi gli alberi di noci e albicocche, ciliegie, more, pesche, pere e melograni. Fino a marzo però, quando matura l’orzo, digiunano anche per settimane intere (fino a due mesi in semi digiuno) per poter razionare i pochi viveri rimasti in attesa del primo raccolto.
Il bello è che questa “bizzarra” consuetudine, che secondo vecchi concetti di nutrizionismo porterebbe a debolezza, morte e distruzione, al contrario nel corso degli anni ha prodotto nella popolazione straordinarie capacità di vigore.
Un Hunza può andare camminare tranquillamente per 200 km a passo spedito senza mai fermarsi.
Le forti doti di resistenza sono conosciute in tutto l’oriente, tanto che nelle spedizioni Himalayane, sono assoldati come portatori.
Gli Hunza vivono infatti dei frutti della natura e soffrono anche un lungo periodo di carestia nei mesi invernali. Adottano forzatamente quello che i naturopati definiscono “digiuno terapeutico”. L’altopiano su cui vivono, in Pakistan, è un luogo in gran parte inospitale e non dà raccolto sufficiente per alimentare i 10.000 abitanti Hunza per tutto l’anno.
Coltivano orzo frumento, miglio, grano saraceno e la verdura da orto: pomodori, cavoli, spinaci, rape, piselli e avevano numerosi gli alberi di noci e albicocche, ciliegie, more, pesche, pere e melograni. Fino a marzo però, quando matura l’orzo, digiunano anche per settimane intere (fino a due mesi in semi digiuno) per poter razionare i pochi viveri rimasti in attesa del primo raccolto.
Il bello è che questa “bizzarra” consuetudine, che secondo vecchi concetti di nutrizionismo porterebbe a debolezza, morte e distruzione, al contrario nel corso degli anni ha prodotto nella popolazione straordinarie capacità di vigore.
Un Hunza può andare camminare tranquillamente per 200 km a passo spedito senza mai fermarsi.
Le forti doti di resistenza sono conosciute in tutto l’oriente, tanto che nelle spedizioni Himalayane, sono assoldati come portatori.
Il digiuno nel mondo animale
Anche in molti animali il digiuno è una cosa normale per la sopravvivenza, nei periodi di carenza di prede. In autunno gli stambecchi, camosci e cervi mangiano molto di più per accumulare grasso per l’ inverno, che a causa dell’ altitudine dove vivono, non permette l’ approvvigionamento di cibo sufficiente. Il bello che i violenti scontri che i cervi hanno tra di loro per l’ accoppiamento e la successiva fecondazione avvengono proprio in pieno inverno, quindi praticamente a digiuno, che non compromette, anzi enfatizza le loro energie. Gli uccelli migratori mangiano a fine estate più del fabbisogno e quando partono verso i luoghi più caldi sono talmente grassi da pesare il doppio del normale. Ma durante la migrazione, che può arrivare anche a 5000 km, non si fermano mai e a fine corsa il loro perso ritorna normale. I lupi cacciano per giorni, ma poi possono restare per settimane senza mangiare e nello stesso tempo percorrono grandi distanze per procacciare altro cibo, vivendo con il solo grasso corporeo come del resto quasi tutti i predatori. Anche i pesci digiunano, come per esempio il salmone, che nella sua famosa risalita del fiume non ingerisce nulla, nemmeno nel successivo periodo della posa delle uova. In sostanza il digiuno è una condizione che non è quindi nata da 10.000 anni, ma da milioni di anni della storia stessa dell’uomo/animali ed è per questo che apporta molti benefici.
Anche in molti animali il digiuno è una cosa normale per la sopravvivenza, nei periodi di carenza di prede. In autunno gli stambecchi, camosci e cervi mangiano molto di più per accumulare grasso per l’ inverno, che a causa dell’ altitudine dove vivono, non permette l’ approvvigionamento di cibo sufficiente. Il bello che i violenti scontri che i cervi hanno tra di loro per l’ accoppiamento e la successiva fecondazione avvengono proprio in pieno inverno, quindi praticamente a digiuno, che non compromette, anzi enfatizza le loro energie. Gli uccelli migratori mangiano a fine estate più del fabbisogno e quando partono verso i luoghi più caldi sono talmente grassi da pesare il doppio del normale. Ma durante la migrazione, che può arrivare anche a 5000 km, non si fermano mai e a fine corsa il loro perso ritorna normale. I lupi cacciano per giorni, ma poi possono restare per settimane senza mangiare e nello stesso tempo percorrono grandi distanze per procacciare altro cibo, vivendo con il solo grasso corporeo come del resto quasi tutti i predatori. Anche i pesci digiunano, come per esempio il salmone, che nella sua famosa risalita del fiume non ingerisce nulla, nemmeno nel successivo periodo della posa delle uova. In sostanza il digiuno è una condizione che non è quindi nata da 10.000 anni, ma da milioni di anni della storia stessa dell’uomo/animali ed è per questo che apporta molti benefici.
Acqua alcalina
L’ultimo elemento fondamentale per la forza, e la longevità di questo popolo fu la composizione dell’ acqua. Dopo diversi studi emerse che l’acqua degli Hunza possedeva elevato pH (acqua alcalina), con notevole potere antiossidante ed elevato contenuto di minerali colloidali. L’acidosi metabolica innescata dal digiuno prolungato viene infatti compensata e il ph rimane più stabile. Per quanto riguarda l’alimentazione ho già evidenziato che l’unico frutto a mantenere il ph umano stabile è la mela rossa; nel digiuno invece ci si può aiutare bevendo acqua alcalina, acqua con argilla verde ventilata, o facendo lavaggi interni/esterni con acqua e sale integrale.
Oggi il territorio degli Huntza è stato intaccato dalla società “evoluta” e anche lì sono arrivati cibi spazzatura, farina 0 impoverita, zucchero bianco, sale sbiancato chimicamente, ecc… e con loro le prime carie, le prime problematiche cardiovascolari, i primi problemi reumatici che l’Occidente evoluto conosce bene. In pochi sono riusciti a scampare da questo inquinamento “evolutivo” evitando ogni forma di contagio con usanze e abitudini percepite ad istinto come innaturali e dannose.
L’ultimo elemento fondamentale per la forza, e la longevità di questo popolo fu la composizione dell’ acqua. Dopo diversi studi emerse che l’acqua degli Hunza possedeva elevato pH (acqua alcalina), con notevole potere antiossidante ed elevato contenuto di minerali colloidali. L’acidosi metabolica innescata dal digiuno prolungato viene infatti compensata e il ph rimane più stabile. Per quanto riguarda l’alimentazione ho già evidenziato che l’unico frutto a mantenere il ph umano stabile è la mela rossa; nel digiuno invece ci si può aiutare bevendo acqua alcalina, acqua con argilla verde ventilata, o facendo lavaggi interni/esterni con acqua e sale integrale.
Oggi il territorio degli Huntza è stato intaccato dalla società “evoluta” e anche lì sono arrivati cibi spazzatura, farina 0 impoverita, zucchero bianco, sale sbiancato chimicamente, ecc… e con loro le prime carie, le prime problematiche cardiovascolari, i primi problemi reumatici che l’Occidente evoluto conosce bene. In pochi sono riusciti a scampare da questo inquinamento “evolutivo” evitando ogni forma di contagio con usanze e abitudini percepite ad istinto come innaturali e dannose.
Conclusioni
Ragioniamo con calma e chiediamoci se hanno senso le classiche chiacchiere da bar che sentiamo comunemente:
“Aveva 80 anni, per lo meno ha vissuto a lungo e ora ha smesso di soffrire”…
“Ormai ho 35 anni, mi devo sbrigare se voglio avere un bambino”…
“Ho superato i 40 anni, devo stare attento a non esagerare con l’attività fisica”…
“Ho 30 anni, ho le ginocchia a pezzi, dovrò smettere di giocare a pallone”, ecc…
“Signora, a 60 anni è normale pensare ad una dentiera” ……….
Ragioniamo con calma e chiediamoci se hanno senso le classiche chiacchiere da bar che sentiamo comunemente:
“Aveva 80 anni, per lo meno ha vissuto a lungo e ora ha smesso di soffrire”…
“Ormai ho 35 anni, mi devo sbrigare se voglio avere un bambino”…
“Ho superato i 40 anni, devo stare attento a non esagerare con l’attività fisica”…
“Ho 30 anni, ho le ginocchia a pezzi, dovrò smettere di giocare a pallone”, ecc…
“Signora, a 60 anni è normale pensare ad una dentiera” ……….
Esiste
veramente un orologio biologico incontrovertibile nell’uomo o sono gli
stili di vita errati ad accelerare il corso delle lancette?
Hanno senso le ansie di alcune donne che toccati i 30 anni iniziano già a temere di non riuscire ad avere figli “in termpo”?
E’ veramente fisiologico avere ad una certa età menopausa, andropausa, osteoporosi, artrosi, demenza senile …. ?
E’ normale lo scatenarsi di così tante patologie senili, cronico-degenerative, o al sistema nervoso?
Ciò che è normale in una società malata potrebbe essere contro natura o senza senso per un popolo consapevole.
Hanno senso le ansie di alcune donne che toccati i 30 anni iniziano già a temere di non riuscire ad avere figli “in termpo”?
E’ veramente fisiologico avere ad una certa età menopausa, andropausa, osteoporosi, artrosi, demenza senile …. ?
E’ normale lo scatenarsi di così tante patologie senili, cronico-degenerative, o al sistema nervoso?
Ciò che è normale in una società malata potrebbe essere contro natura o senza senso per un popolo consapevole.
domenica 26 agosto 2012
This must be the place
Ho visto recentemente il film "This must be place" di Paolo Sorrentino, premettendo che attendevo la visione di questo film curioso di vedere cosa mai fosse stato Sean Penn che scimiottava un Robert Smith in versione edulcorata alla Boy George e straffatto quanto Iggy Pop.
Il film è stato divertente, anche se su SKY leggevo nelle info "film drammatico", ma tirando le somme è stato un film intriso di banalità a luoghi comuni. Diciamo che la prima fase girata in Irlanda ha avuto il suo spessore esistenziale, anche se per certi versi ogni tanto sapeva della soap su quel gran ciarlatano di Ozzy Osbourne.
La seconda fase del film, quella ambientata negli States, è stata una vera delusione, un easy rider fatto male con un olocausto che ci stava quanto l'ananas nella pizza napoletana!
Mi sono piaciute le location, ottima la fotografia che era chiaramente di alto livello, straordinario Sean Penn con una recitazione che ha saputo dare anima ad un personaggio così complesso quale una rock star sofferente di rimorso e dotata di un maturo senso di autocritica, sorretta da una improbabile moglie pompiere.
Altro pezzo forte della serata è stato lui, David Byrne. Che effetto strano vederlo brizzolato nella sua solita mimica teatrale post moderna, ma poi ho ricordato ....cazzo pure io adesso ho i capelli bianchi!
Allora mi sono rincuorato, ho chiuso gli occhi e mi sono assaporato una versione da studio di "This must be the place" dei Talking Heads, andando indietro di parecchi mi sono ritrovato sul mio letto a girare e rigirare sul radioregistratore la cassetta di "Stop Making Sense".....
...eccovi this must be the place
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sabato 11 agosto 2012
Marina Bay Sands, Singapore
venerdì 10 agosto 2012
Due chiacchere tra ignoranti
Alcuni giorni fa, mentre ascoltavo in
autovettura una delle mie radio preferite che suonano principalmente
jazz e soul, mi sono imbattuto in un'intervista ad un locale
fotografo che veniva coinvolto in un programma di attualità.
Il programma era iniziato da tempo,
credo di avere sentito meno della metà dell'intervista, durante la
quale questo fotografo era considerato “un uomo di cultura”
capace di esprimere un parere sullo stato della città, e più in
generale sulla società contemporanea.
Mi ha colpito subito il solito e
logorroico riferimento agli anni della politica italiana in cui il
capo del governo era Berlusconi, per quanto siano pareri espressi in
piena libertà, la solita solfa sulla carenza di libertà di stampa e
pensiero, la voglia di riscatto dopo il male assoluto rappresentato
da B. e la preoccupazione che il suo elettorato non sia ancora del
tutto sparito. Ritengo che una persona che si patenta uomo di cultura
debba per rispetto al titolo vantato avere argomento più concreti,
più tecnici e scientificamente o filosoficamente sostenibili,
rispetto alle solite battute del bunga bunga.
Ma l'intervista proseguiva su vari
settori, principalmente dell'arte e della comunicazione nelle sue
varie espressioni, dove tutto veniva sempre additato per il male a
B., e per il bene all'anti B.
Il discorso è poi passato ai nuovi
mezzi di comunicazione di massa, social forum e blog vari, dove
veniva contestato il permesso a tutti di esprimere opinioni su arte e
politica, dimenticando che le due cose non sono coltivabili e
gestibili da tutti, l'uomo della strada in pratica secondo la tesi
espressa non avrebbe competenza per parlare a livello “culturale”
delle due cose. Il sapiente si è anche vantato di avere di proposito
bloccato l'opzione commenti al proprio blog, per evitare inutili
commenti di persone che non comprendono i suoi pensieri (che
tristezza, immaginate un quadro di Raffaello con la tenda nera
sollevabile dai soli studenti d'arte!!).
Allora mi incazzo! Ma come, hai appena
detto che B. era un censore, e poi parli di controllo delle opinioni?
Peraltro facendo una grande confusione tra opinione e recensione, se
le due cose possono essere così riassunte.
Infatti si contestava alle persone
comuni di parlare a vanvera di cultura nei social forum. Che grande
confusione! Come se si potesse mettere dei filtri ai discorsi fatti
dalle persone (di qualsiasi titolo sociale e scolastico) con metodi
da polizia Cecoslovacca. Queste sono opinioni liberamente espresse in
un modello democratico, passibili di querela quando offensive, ma
comunque opinioni. Ben diverso è parlare di cultura in un contesto
accademico, dove cambia completamente il contesto e la validazione
dei discorsi e delle tesi rappresentate. Dove non basta dire “sono
uno di cultura” ma il peso dell'opinione è dato dalla storia del
relatore (studi, testi scritti, esperienza) e dalla sua credibilità
e capacità di comunicazione. Questo è un contesto culturale, dove
peraltro anche l'ascoltatore è normalmente preparato ad accogliere
tali informazioni.
Questi imbecilli confondo opinioni con
contesti culturali, e poi si patentano esperti in chissà cosa.
Inoltre, in merito alla politica, contestavano a B. di avere portato
le veline al Palazzo del potere, macchiandone le pareti sacre dove il
politico era sempre stato un uomo creato dai partiti e non dalla
platea popolare. E mi incazzo ancora!! Ma chi lo dice? Il politico è
espressione del popolo, la gestione partitocratica è una corrosione
ed una distorsione della volontà popolare. Chiunque può essere un
politico, se ne ha capacità e competenza, e sopratutto se capisce il
volere della gente ed il limite tra potere ed abuso di potere.
Evviva la libertà ma sopratutto evviva
la competenza, parola sempre più rara in un popolo della domenica al
bar, dove tutti sono allenatori e professori.
mercoledì 11 luglio 2012
rave party free tour
Cazzeggiavo su YouTube e ho visto vari video con tema i rave, nulla di nuovo nel club degli imbecilli, ma che tristezza vedere giovani che si sfondano il cervello nel nulla più assoluto. Ho scelto ad esempio questi due video "girati" in Italia, con una cozzaglia di svalvolati, completamente fatti di qualsiasi tipo di droga, intrappolati nel loro spazio di evasione che si realizza in aree di abbandono e solitudine.
Mi ricordano gli adolescenti descritti da Milan Kundera, dove il soggetto era per rispetto della citazione di tutt'altro spessore, che apparivano senza passato e senza futuro, in quello stato di totale solitudine dato dal presente angosciante e insormontabile.
Qui manca passato e futuro, esiste solo un presente da mettere sulla graticola arroventata dello sballo assoluto, il solo limite anche qui è la morte, la solita sfida verso la fine estrema.
La dipendenza dall'eccesso, il lavoro precario per assicurarsi la mobilità tra un party e l'altro, la risolutezza alle regole della società, ma di pari passo la totale dipendenza da essa con telefoni internet e tutte le altre droghe tecnologiche da essa fabbricate. In fondo sono degli sfortunati, nati in un mondo consumistico dove tutto ha scadenza entro trenta giorni, acomprese le emozioni che vanno sempre aggiornate con un una nuova app da scaricare chi sa dove, viziati da genitori incapaci ed assenti, logorati da flash emozionali da bere come una Red Bull!
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