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il mio blog è come la mia casa, chi vi entra sa di poter trovare accoglienza e conforto, ma con la spada vigile che protegge dal male.
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mercoledì 11 luglio 2012

rave party free tour


Cazzeggiavo su YouTube e ho visto vari video con tema i rave,  nulla di nuovo nel club degli imbecilli, ma che tristezza vedere giovani che si sfondano il cervello nel nulla più assoluto. Ho scelto ad esempio questi due video "girati" in Italia, con una cozzaglia di svalvolati, completamente fatti di qualsiasi tipo di droga, intrappolati nel loro spazio di evasione che si realizza in aree di abbandono e solitudine.
Mi ricordano gli adolescenti descritti da Milan Kundera, dove il soggetto era per rispetto della citazione di tutt'altro spessore, che apparivano senza passato e senza futuro, in quello stato di totale solitudine dato dal presente angosciante e insormontabile.
Qui manca passato e futuro, esiste solo un presente da mettere sulla graticola arroventata dello sballo assoluto,  il solo limite anche qui è la morte, la solita sfida verso la fine estrema. 
La dipendenza dall'eccesso, il lavoro precario per assicurarsi la mobilità tra un party e l'altro, la risolutezza alle regole della società, ma di pari passo la totale dipendenza da essa con telefoni internet e tutte le altre droghe tecnologiche da essa fabbricate. In fondo sono degli sfortunati, nati in un mondo consumistico dove tutto ha scadenza entro trenta giorni, acomprese le emozioni che vanno sempre aggiornate con un una nuova app da scaricare chi sa dove, viziati da genitori incapaci ed assenti, logorati da flash emozionali da bere come una Red Bull!

sabato 14 aprile 2012

homo homini lupus

Avevano ragione gli uomini ad avere coniato questa frase, brutale quanto veritiera, dove l'uomo è lupo per i propri simili. Quanti disperati tentativi di rendere e visualizzare quali mansueti un branco di sciacalli inselvatichiti nei cromosomi, nonostante la scienza e la ragione.
Questa premessa farebbe pensare che sono appena rientrato in casa reduce da uno scippo o da una "mala pestata" da parte di uno o più delinquenti, ma per fortuna è solo un momento di riflessione dopo una appassionante lettura.
Ho concluso la lettura di Cecità di José Saramago, uno scrittore che apprezzo sempre più per la sua capacità narrattiva dissacrante, talvolta cinica e dai risvolti spesso pedagogici. Questa sua opera parla della condizione di cecità di una comunità, sopravvenuta senza ragionevole riscontro scientifico, che porterà a paralizzare la comunità stessa, facendo riemergere quegli aspetti dell'uomo lupo feroce incapace di amore e coscienza, ostile verso i propri simili per la necessaria situazione di contingenza.
Questa comunità è la società attuale, cieca ed abietta, in cui la proiezione di se stessi viene privata di futuro, in cui le stesse ombre e colori spariscono dalla soppravenuta cecità, rimangono gli odori e le sofferenze. 
Il lavoro di Saramago in questo libro è straordinario, toglie alcuni sensi umani e ne caratterizza degli altri con sorprendevole dote di narrazione antropologica, sfiorando filosofia  e religione senza però dargli spessore. Il lettore attento trova quindi chiavi di pensiero che aprono finestre verso ragionamenti immensi. 
Alla fine della lettura si assiste al risveglio, o magari alla definitiva cecità? 
Qui il campo è libero, non faccio anticipazioni.