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venerdì 13 aprile 2012

D.O.C. - premiata ditta Arbore & Telesforo

Alcuni giorni fà in cazzeggio preserale, mentre guardavo un programma di RAI3 condotto da Fabio FAZIO, ho visto l'intervista fatta a Renzo Arbore e Gege Telesforo dove tra l'altro si narravano le vicende della trasmissione televisiva DOC nata a fine anni 80.
Quindi stasera sono andato su YouTube per rivedermi cosa esiste di quella trasmissione. Che favola gente, il meglio del meglio cristallizzato in rete. La memoria è tornata indietro ai miei vent'anni, quando rimanevo ad aspettare l'inizio di DOC e di tutte le sue repliche, ad ascoltare quella musica che non sentivi da nessuna altra parte, il jazz e la new wawe, il rock e il blues e tanto altro ancora.
Io che all'epoca compravo le cassette di Miles Daves, sentivo Pat Metheney e Louis Armstrong, mentre in una radio locale che si chiamava Radio FLASH un giovane Francesco Abate suonava musica alternativa.
Che tempi! Sicuramente il più innovativo spazio musicale mai trasmesso in televisione, che solo un genio come Arbore poteva creare. E' emozionante ripercorrere certi momenti, tipo uno Steven Brown dei Tuxedomoon che fece una cover di Tenco, in uno struggente punk melodico da brividi.
Allora mi chiedo, se si vuole si può fare della buona televisione.
Che tristezza se penso che ho dovuto cedere alla piattaforma SKY (calcio escluso si intende, visto il mio totale ateismo in materia di sport-cialtroneria) per riuscire a vedere qualcosa di guardabile, se è vero che tutto il resto che viaggia sul canale "a gratis" è solamente spazzatura.
Non posso sempre stare in poltrona a leggere un libro o su un sentiero montano a cercare il suono della natura, alcune volte anche la sana TV aiuta a digerire la giornata.

sabato 8 maggio 2010

tra le pagine di un libro


Durante un discorso "casereccio" con mia moglie, si osservava una recensione libraia su un best seller del momento: "Cotto e mangiato" di una delle sorelle Parodi (rielaborazione del trio Carlucci?). La recensione in breve assumeva un provocatorio tono di sdegno verso un libro tendente all'inutile ed al banale, che però ha conquistato le vette di vendita a dispetto di tutti quei bravi e intelligenti scrittori che, consumando tempo ed intelletto per scrivere pagine di libri, quasi mai hanno la possibilità di emergere tra i prodotti commerciali citati per vendita elevata. Quanto potrebbe essere motivo di orgoglio per alcuni intellettuali!
La tematica è già di per sè pregna di demagogia, mi si perdoni quindi il post, ma l'oggetto del discorso domestico era il dover accettare prodotti popolari che hanno impennate mostruose contro quanto di buono esiste in tutte le librerie italiane.
Il paragone immediato con la televisione è stato necessario come la panna sulle fragole.
Si analizzava il trend negativo di libri letti tra la popolazione italica, considerando pure che alcuni tra gli intervistati tuttora confondono cataloghi e spesse riviste con veri libri dotati di codice ISBN, alcuni addirittura vi inseriscono le collezioni Harmony ed il manuale del videoregistratore (NOOOO!!!!).
Credo che il libro rimane quel momento di esercizio intellettuale irrinunciabile, dove la piatta scrittura tipografica va ad assumere quella tridimensionalità creata dalle emozioni e dalle sensazioni che competono, in via del tutto intima ed esclusiva, al lettore.
La televisione è chiaramente più semplicistica, completa gran parte dei sensi e richiede poca attenzione, raramente partecipazione. Un libro chiede fantasia e disponibilità, il voltare pagina è motivo di conquista. La lettura necessita della capacità di compensare con la propria immaginazione e completare con la propria cultura.
Un libro è per sempre ...e costa meno dei diamanti.