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martedì 12 luglio 2011

Bimba come un cane E' solo il triste simbolo di un’Italia incapace...

Questo articolo di cronaca è apparso sul "Il Giornale" del giorno 10 luglio 2011, racconta di una Italia che nessuno vorrebbe sentire, sotto casa nostra, coinvolge persone che potrebbero essere nostri vicini di casa oppure colleghi, .....ogni commento appare sterile di fronte a quanto narrato di seguito!

Bimba come un cane E' solo il triste simbolo di un’Italia incapace...

Il magistrato si è arreso. Ha fallito anche lui. La bimba, nove anni, non sa ancora parlare. E non può sporgere denuncia. Senza denuncia non si possono perseguire i genitori per il reato di abbandono di minori. Dunque, ha deciso il pm della Procura di Bari Angela Borea, archiviamo. Mancano le prove. Mancano i capi d’imputazione e gli indagati. A giorni si pronuncerà il giudice per le indagini preliminari. E si aspetta, ancora increduli. Intanto un fatto è certo: l’archiviazione sarebbe la certificazione definitiva del fallimento, un’autodenuncia d’impotenza del sistema giudiziario. Dei magistrati. Ma nella raccapricciante storia che ha per protagonista una disgraziata famiglia del quartiere Carrassi di Bari, il fallimento del tribunale è solo l’ultimo in ordine di tempo. Prima del magistrato, infatti, hanno fallito assistenti sociali, psicologi e maestri. Una débâcle senz’appello di tutte le istituzioni dello Stato: scuola, servizi sociali, magistratura. Il fallimento di un’intera comunità. Solo così si spiega la storia di degrado e abbandono che stiamo per raccontarvi. Una storia raggelante. Rimasta confinata in ambito locale e venuta alla ribalta dei media nazionali solo ora che il Pm della Procura di Bari ha deciso per l’archiviazione. Perché si sa, quando manca il delittaccio che sfruculia morbosità e audience, telecamere e reporter non si scomodano. Una storia incredibile nell’Italia del Terzo millennio, che è un atto d’accusa contro tutte le istituzioni. E, in un certo senso, contro tutti noi senza troppe distinzioni, che queste istituzioni abbiamo prodotto.

Ora la bambina ha nove anni, vive in una casa famiglia, va a scuola e mangia seduta a tavola. Ma anche adesso, come quando fu trovata nell’ottobre del 2009, non sa parlare. Si esprime a gesti. Mima la violenza subita. Chissà per quanto tempo e da chi. Sono i suoi stessi genitori a dare l’allarme. Non trovano più la loro figlia, pensano sia scappata. Chiamano il 112 e il 113. Il papà, 57 anni, è invalido civile, disoccupato e privo di reddito. La mamma, 46 anni, ha problemi psichici e una piccola pensione con la quale non riesce a mantenere la famiglia. Quando arrivano gli uomini del Pronto intervento sono costretti ad avviare le ricerche a lume di candela perché la luce elettrica è stata tagliata causa morosità.

I genitori non sanno descrivere la figlia, né ricordano che abiti indossi. Alla fine la bimba viene trovata dentro un armadio. Addormentata vicino al suo cagnolino. In mezzo a escrementi, materassi sporchi, avanzi di rifiuti. Ma lo scenario si fa ancora più sconvolgente quando gli uomini del 113 cercano di farsi raccontare i fatti. La bambina non parla. Abbaia. Si comporta come il suo cane, l’essere vivente che le è stato più vicino. Anche lei mangia da una ciotola posata sul pavimento. Non è difficile immaginare lo sconcerto che avrà colpito i soccorritori. Mentre è inspiegabile il comportamento degli addetti ai servizi sociali e d’igiene mentale che già assistevano la famiglia con visite qundicinali nell’appartamento dei Carrassi. Possibile non si fossero accorti di nulla? E se sì, perché non hanno tolto la bambina ai genitori? Ci vorranno delle risposte su questo. E si attendono risposte anche dall’istituzione scolastica. Aveva contezza dell’esistenza di questa bambina? Si è mai accorta della sua assenza? È successo a Bari, una delle città più moderne del Mezzogiorno. Non nella campagna sottoproletaria di Avetrana.
Dopo il ritrovamento la bambina è stata ricoverata in ospedale per sospetta scabbia e pidocchi.

Infine affidata a una casa famiglia, dove vive tuttora. Ma dove ancora non ha imparato ad articolare le parole.

Secondo le indagini avrebbe anche subito abusi sessuali. Ma sebbene mimi quei gesti e s’intuiscano riferimenti sessuali, non c’è modo di dimostrare la violenza perché mancano le lesioni che possano provarla. È per questo che, con atteggiamento pilatesco, la Procura di Bari ha deciso di gettare la spugna. Vedremo se il gip metterà il timbro sul fallimento. «Davanti a ciò che la bambina ha patito non devono esistere limitazioni o prescrizioni di sorta» intima Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei minori. Che suggerisce: «Se la piccolina è incapace di esprimersi, il caso rimanga comunque aperto, in attesa che possa essere messa in condizioni di rendere intelligibile la propria esposizione» ha concluso. Prima di chiedere l’intervento di Napolitano nelle sue funzioni di presidente del Csm.



leggi su:
http://www.ilgiornale.it/interni/la_bimba_ridotta_come_cane_simbolo_unitalia_incapace/11-07-2011/articolo-id=534312-page=0-comments=1

oppure leggi:
http://www.scribd.com/doc/3880208/Ragazzo-selvaggio-dellAveyron

sabato 26 febbraio 2011

Mariastella Gelmini, continua così


Finora per me la scuola è stato un periodo racchiuso tra i ricordi della mia giovinezza, oggi invece "scuola" rappresenta un ente, di cui sono utente per la ragione di una figlia che è nella Scuola dell'infanzia.
Seguo le vicissitudini scolastiche da "uomo della strada" oltre che da padre, e purtroppo alcune recenti atteggiamenti con cui mi sono dovuto interfacciare, mi hanno convinto che i tagli e l'inversione di rotta proposto/imposto dal Ministro Gelmini sono una minima azione di quel necessaria opera di rivoluzione nel mondo scolastico.
Ora, posso capire i disagi del personale docente, le difficoltà del personale dirigente che sovente opera ad interim, posso intuire come si è arrivati allo spolpamento delle mansioni del personale ATA, posso anche capire e non condividere quel classico fare italico, in cui esiste una entità chiamata scuola, ma non si capisce bene chi cazzo comanda e chi riceve gli ordini, chi decide e entro quali limiti!
Non mi capite? allora mi spiego: la scuola è formata da personale dipendente dal MIUR, legato a centomila formazioni sindacali e altrettante graduatorie di merito, appese tra ricorsi e deroghe, opera in strutture date e gestite dagli enti locali, che però assicurano gli stessi servizi demandandoli all'out sourcing, il tutto sotto la responsabilità delle famiglie, i soldi non si capisce bene da quale ente debbano essere forniti, quando qualcosa funziona è bravo il Dirigente scolastico, quanto tutto va a puttane la colpa è di qualcun altro, il quale sicuramente ha fatto richiesta di intervento ad un'altro ente ancora, il quale non è del tutto responsabile in quanto....
Di fatto pigliano per il culo noi famiglie e devastano quella potenzialità di crescita dei nostri figli.
Devo dire che anziche limitarmi a commentare sulla base di dicerie, mi sono andato a cercare (e studiare) tutte le principali leggi in materia, le direttive del MIUR, i contratti collettivi delle varie categorie, le paghe e gli orari di lavoro, la formazione delle graduatorie e i meccanismi di assunzione dei precari. Quindi posso permettermi di parlare a tutto tondo!
Fortunatamente ho avuto a che fare con piccoli problemi, anzi leggere richieste di intervento, ma sempre ho trovato nel personale scolastico una totale propensione per quei meccanismi burocratici per scaricare il tutto "a massa".
E per fortuna non ho avuto esigenze gravose per me o per mia figlia, non voglio manco immaginare cosa sarebbe successo.
Ecco alcune delle situazioni strampalate in cui mi sono avventurato:
  • la dirigente di plesso mi avverte alla mattina, mentre accompagno la bambina, che il telefono è rotto e pure il fax, quindi se voglio lasciare mia figlia a scuola è a totale mio rischio e pericolo in quanto lei non può contattarmi in caso di emergenze, e mai utilizzerebbe il suo telefono privato.La mia risposta è stata, innanzi tutto il problema è suo per per tale contesto piglia pure un bel stipendio, inoltre se vi fosse una urgenza La autorizzo a contattarmi tramite l'Arma dei Carabinieri, visto che comporre il 112 è gratis.
  • la volta che preparo un format da compilare scaricato dal sito del MIUR, e l'imbecille della segretria non lo ha voluto accettare in quanto diverso dal format che lui aveva sempre visto (per la cronaca era identico, solo che il secondo era la copia della copia della copia, scolorito e storto!). Stavo per sbattergli in faccia tutti i DPR sul funzionamento della Pubblica Amministrazione, ma ho avuto pietà di tale elemento senza materia celebrale, assunto magari per chissà quale categoria protetta.
  • colloquio con un Dirigente, che ho beccato solo dietro appuntamento fissato per telefono (giusto per evitare che si neghi quando vado in segreteria per impegni urgenti, e poi comunque ne capisco i vari impegni). La mia domanda era ovviamente incentrata su un piccolo problema di mia figlia, la risposta non ha tenuto conto minimamente della figura della bambina (che pensavo preminente pur inserita in un enorme contesto: leggi perno debole), la locuzione è stata una disamina cronostorica di tutto quello che deve fare giornalmente un Dirigente scolastico e la malora in cui vive il sistema organizzativo (preciso che mi sono sentito il suo analista).
Spesso mi sono stati quasi sbattuti in faccia i problemi sindacali, i turni dei docenti, il personale ATA che non collabora. Da qui ho capito che il problema principale non è il risultato della formazione (leggasi compito d'Istituto dell'ente publico e raggiungimento di obiettivi aziendali), ma avere quante più classi per avere quanti più insegnanti, per avere quanti più numeri, per avere quanti più finanziamenti, per avere quanti più plessi, per avere quanti più meriti etc. etc.
Ma quante volte noi genitori dovremmo denunziare la scuola per frode contrattuale, quante sono le scuole che raggiungono gli obiettivi fissati nel POF?
Ma dico, se mia figlia non esistesse, tutti questi qui avrebbero per caso senso? La scuola esiste perché esistono gli alunni oppure è il contrario?
Inoltre, la scuola è qualcosa di attagliato alle esigenze degli alunni, oppure è un grosso contenitore che funge da ammortizzatore sociale per tutti quelli che hanno studiato e non trovano lavoro, una specie di agenzia di collocamento per persone sfortunate?
Pertanto il titolo è brava Gelmini, continua non a "tagliare" ma a "ridimensionare" questo barbaro scatolone che è diventato un'agenzia di collocamento, dove il bambino (poi adolescente - ragazzo - uomo) è semplicemente un intoppo in un perverso meccanismo autocompensante.

sabato 23 gennaio 2010

Tre tazze di té



tratto dal libro in foto di cui consiglio vivamente la lettura:

-- La prima volta che dividi il tuo té con un baltì, sei uni straniero. La seconda volta, sei un ospite onorato. La terza volta diventi parte della famiglia, e, per la nostra famiglia, noi siamo pronti a fare qualunque cosa, anche morire.--

-- Dottor Greg, devi trovare il tempo per condividere tre tazze di té. Forse siamo ignoranti. Ma non siamo stupidi. Siamo vissuti e sopravissuti qui per tanto tempo.--



tratta da: http://www.tretazzedite.it/