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sabato 14 febbraio 2015

Rapporto Eurispes, ciò che non dovete sapere


 
 
tratto da: http://eurispes.eu/

Il Grande Fardello, ovvero la Burocrazia e Fisco, sono il vero gancio che trattiene l’Italia. Un freno alla fuoriuscita del Paese dalla crisi che lo attanaglia e alla ripresa di un’economia che potrebbe contare sull’enorme potenzialità della quale dispone ancora l’Italia. Una potenza inespressa, imbrigliata e condizionata da un sistema di regole e vincoli soffocanti. E l’avvio del percorso di riforme che il governo sta tentando di imboccare è l’unica via di uscita possibile, sempre che si riescano a superare le resistenze interne al nostro sistema che lottano per il mantenimento dello statu quo, fatto di privilegi, corporativismi, spartizioni e interessi consolidati.
 

Siamo all'ennesima pubblicazione del rapporto Eurispes nel totale disinteresse della stampa iper-controllata italiana, nessun rilancio per un documento che non vuole fare altro che presentare uno stato delle cose a cui nessuno vuole prestare attenzione: l'Italia va a rotoli vittima dell'inefficienza, dell'incompetenza, della disparità tra amministratore ed amministrato.

Non parliamo di studi anti regime, ma semplicemente di studi senza regime di controllo partitico, figli del volersi affacciare su una finestra priva di filtri e specchi colorati, da cui si vede un'Italia per quello che è diventata.

domenica 23 dicembre 2012

Buon 2013 Italia


Dunque, la fine del mondo secondo leggenda Maya è superata, parevano i segreti di Fatima o le frasi ermetiche delle predizioni di Nostradamus, in sostanza grandissime stronzate!
Ed eccoci alla fine di un tormentato 2012 alle porte di un nuovo, ma non credo innovativo, anno 2013. L'Italia è allo stremo delle forze e la crisi europea non accenna a calmarsi, colpa delle grandi speculazioni corporative di banche assettate di sangue finanziario, di scelte politiche nazionalistiche (vedi Francia e Germania) che avevano il solo scopo di rafforzare l'economia interna in previsione di una crisi nata anni fa negli States per colpa di politiche sociali ed economiche disastrose a cura di mister Obama e mister Bush.
Ovviamente il tutto a spese degli stati comunitari già traballanti, per tutti quegli aspetti di economia e di politica cialtrona (Italia, Spagna e Grecia). In primis lo stato da sacrificare è stata la Grecia, che aveva un livello di corruzione e di casse vuote indicibile, poi Spagna e la beneamata nostra italietta degli inciucci e del “tira a campare”.
Ora abbiamo appena mandato a casa un governo di banchieri e grandi maestri accademici, vecchi burocrati strapagati, senza nessuna possibilità di ricatto in quanto già super pensionati e con eccellenti carriere arrivate al culmine della realizzazione, in grande parte coltivate a servizio della stessa politica a cui dovevano togliere le castagne dal fuoco.
Ora le castagne sono bruciate, e con loro i risparmi delle famiglie che hanno dovuto sobbarcarsi la grande parte di questa correzione di tendenza per fare cassa.
Ma di fatto cosa è successo? Si è creata questa famigerata campagna di disinformazione in cui si parlava di spread e di paura del domani, i fessi hanno abboccato all'amo ed hanno pagato di tasca propria con i risparmi, i beni immobili sono crollati di prezzo consentendone l'acquisto agli speculatori, le banche hanno aumentato i costi di gestione ed hanno cavalcato l'onda della paura imponendo la loro politica del prestito, la politica ha tirato i remi in barca non volendo alcuna responsabilità soggettiva delle sciagure in corso di realizzazione.
L'impresa e la produzione hanno subito rallentamenti, a danno dei piccoli imprenditori che sono stati spazzati via e degli operai che sono stati messi alla gogna quali fannulloni e viziati.
Il sistema pensionistico è stato corretto per avere numeri di proiezione accettabili, ma non annullando le superpensioni da ventimila euro al mese e le liquidazioni milionarie, bensì spostando la data di pensionamento di persone che a cinquant'anni ancora attendono un contratto di lavoro accettabile che consenta di avere una vera pensione con il sistema contributivo, e che probabilmente saranno tutte inserite nella politica del welfare tra pochi decenni.
Ed i grandi sprechi? i vergognosi finanziamenti ai partiti? le provincie? la scuola? la politica assitenziale a favore dei deboli? la responsabilità civile dei magistrati? le corporazioni e le caste degli ordini professionali? le leggi in materia di conflitto di interesse? la riduzione dei parlamentari? la cessazione delle supercollaborazioni esterne? il controllo e relativo taglio delle spese pubbliche? i paletti di spesa pubblica che Tremonti voleva imporre agli enti locali spreconi? la revisione dello strumento sindacale che è diventato troppo potente ed asservito ai partiti politici?
.....SILENZIO TOTALE.....
L'anno inizia con una crisi da apocalisse e finisce con uno spread traballante a 280, giusto qualche ora prima della fine della cura. Ma ci credono davvero così coglioni?
Ora il futuro è nelle mani di manager privarti senza scrupoli che, dopo aver fatto fallire tutto quanto potevano distruggere nelle loro aziende, puntano sulla carriera politica in quanto l'unica dove non è prevista responsabilità patrimoniale in caso di disastro.
Altresì è nelle mani di vecchi politici assettati di poltrona ed incarichi, mastini dei finanziamenti pubblici e della prepotenza, che con una faccia tosta sostengono di poter ricostruire ciò che hanno fatto crollare per ingordigia.
Facce di bronzo con etichette di destra, sinistra e centro, abituate alla ribalta dei media e abili pifferai di nostalgici credenti di sistemi totalitari già storicamente fallimentari. Poi ampio spazio alle correnti religiose, sia interne cavalcate dai vizi vaticani in nome di dio, o d'importazione in nome del nuovo dio che avanza, ma sempre poco democratiche e molto teocratiche.
In ultima la speranza per il paese che cambia, ex funzionari di giustizia che hanno finora avuto una vita strapagata all'insegna della spavalderia della propria onnipotenza, e che ora rivendicano di diritto azioni politiche prima effettuate quale giustizia sovrana.
Ed in ultimissima il popolo dei giullari e degli acrobati da strada, che in presenza di un vuoto incolmabile che si manifesta nel buco nero di materia insulsa della politica di professione, si propone quale nuovo governatore in nome e per conto del popolo. E paiono anche credibili quando in Sicilia portano una rivoluzione peggio di Roberspierre che fa tremare mafie e governi locali, ma appaiono in fondo come il maiale Napoleone della celebre “Fattoria” di Horwell.
Allora che dire? Buon 2013, lunga vita e viva l'Italia di Mazzini e di Garibaldi!

sabato 4 febbraio 2012

EURISPES "Rapporto Italia 2012"


tratto da Raporto Italia 2012 - documento di sintesi visionabile su www.eurispes.it

Vassalli, valvassori e valvassini. Siamo di fronte ad un generale senso di depressione che taglia trasversalmente tutte le classi sociali: i poveri perché vedono, giorno per giorno, allontanarsi la possibilità di poter migliorare la loro condizione economica e sociale; i ceti medi perché hanno sempre più timore di cadere nel baratro della povertà; i benestanti e i ricchi perché si sentono criminalizzati e hanno persino timore a mostrare i segni del proprio status e del proprio benessere, frutto, secondo la vulgata ormai corrente, di chissà quali nefandezze.
La sensazione è quella di un Paese bloccato, immobile, rassegnato, ripiegato su se stesso che non riesce a trovare la forza per reagire alla malattia, assistito da un nugolo di medici scarsamente dotati, nella migliore delle ipotesi, o interessati a che la malattia si protragga per continuare ad esercitare il proprio controllo sul malato, in quella peggiore. I medici sono la metafora della nostra classe dirigente generale, di quella classe che, come dice il nome, dovrebbe avere il compito ed il dovere di dirigere il Paese e avere cura del benessere dei suoi cittadini. Di quella classe che dovrebbe affrontare e risolvere i problemi, indicare la mèta, mettere a punto il progetto ed impegnarsi a realizzarlo, coinvolgendo i cittadini di ogni ordine e grado. Una classe dirigente che dovrebbe produrre buoni esempi e buone idee e farsi carico delle esigenze e dei bisogni generali e soprattutto di rappresentare nel migliore dei modi il Paese nel proscenio internazionale.
Utilizziamo la definizione di “classe dirigente generale” per ribadire, ancora una volta, che occorre uscire dall’equivoco, non del tutto innocente, che pretende di attribuire alla sola responsabilità della politica l’origine di tutti i mali che affliggono l’Italia. La politica ha grandi ed evidenti responsabilità, ma essa rappresenta solo una parte, e forse neppure quella decisiva, della “classe dirigente generale” alla quale sarebbe più corretto riferirsi. Sono classe dirigente i nostri “valorosi” imprenditori che talvolta trascurano gli aspetti sociali della loro vocazione e sono sempre pronti a delocalizzare, quando si presenta l’occasione di maggiori guadagni in paesi più o meno lontani dove la manodopera costa meno, le regole sono meno rigide e i diritti dei lavoratori sono spesso un optional. Sono classe dirigente tutti quegli illustri professori che pontificano con forti richiami all’etica e intanto pilotano concorsi e mandano in cattedra figli, nipoti, generi e nuore, e ci affliggono dalle pagine dei giornali parlando di cose che hanno solo letto sui libri scritti da chi ha
letto solo libri, ma non hanno mai messo piede dentro una fabbrica o fatto qualche lunga fila allo sportello di un qualsiasi ufficio della nostra Pubblica amministrazione e non hanno mai avuto il problema della quarta settimana.
Sono classe dirigente i nostri sindacalisti, proletari a parole e spesso radical-chic nei fatti, ancorati ad un mondo che non c’è più e che difendono con le unghie e con i denti. Più attenti a tutelare chi è già garantito che non a farsi carico delle attese di un popolo di precari senza alcuna prospettiva. Sono classe dirigente i manager delle banche, delle assicurazioni, delle grandi imprese pubbliche e private che, mentre si tartassano i cittadini con redditi da sopravvivenza, incassano compensi da milioni e milioni di euro l’anno e laute liquidazioni. Sono classe dirigente i grandi commis dello Stato che dopo aver goduto nel corso della carriera, di stipendi d’oro e di innumerevoli benefit, mantengono privilegi di stampo feudale, anche ad anni di distanza dal pensionamento. Sono classe dirigente i magistrati e i giudici che di sovente sbagliano, ma hanno il vantaggio di non dovere rendere conto a nessuno. E capita spesso che alcuni di loro pretendano di affermare uno Stato etico, invece di perseguire l’etica dello Stato e utilizzino la loro notorietà per fini politici personali.
Sono classe dirigente, anzi lo sono ancora di più perché hanno il compito ed il dovere di raccontare la verità e di informare i cittadini, gli operatori dell’informazione talvolta troppo ligi e proni ai voleri della proprietà, pubblica o privata che sia, e che spesso deformano o ignorano la realtà quando questa non conviene. E, ma l’elenco potrebbe essere ancora lungo, sono classe dirigente anche coloro che fanno il nostro mestiere, i produttori di dati “primi”, quelli più delicati, che non disdegnano di piegare i numeri a seconda delle esigenze di chi comanda. Questa classe dirigente nel suo insieme è la vera responsabile dei ritardi, delle difficoltà, dei
problemi dell’Italia. Insomma, della crisi che stiamo vivendo e della quale tutti siamo chiamati, sia pure con ruoli e responsabilità diverse, a rispondere e a dover pagare il conto. Questa classe dirigente costituisce ormai un blocco solidale e separato dal resto del Paese e non ha nessuna intenzione di rinunciare, neppure in piccola parte, ai vantaggi e ai privilegi conquistati.
È una classe dirigente articolata sul modello feudale dei vassalli, dei valvassori e dei valvassini. Un sistema all’interno del quale tutto si tiene e tutto si conviene. Dove ogni corporazione sostiene l’altra, nella consapevolezza che la caduta dei privilegi dell’una produrrà inevitabilmente la sfortuna dell’altra.